Home Cronaca Omicidio Luca Sacchi: le menzogne di Anastasiya

Omicidio Luca Sacchi: le menzogne di Anastasiya

0
omicidio sacchi

Roma, 22 giu. – Omicidio Luca Sacchi: le menzogne di Anastasiya. I giudici della Corte d’Assise hanno ritenuto colpevole la ragazza di aver mentito ed omesso particolari fondamentali sull’omicidio di Sacchi.

Omicidio Luca Sacchi: le menzogne di Anastasiya

Si è concluso il secondo grado di giudizio per i responsabili dell’omicidio di Luca e la Corte d’Assise ha ritenuto colpevole l’ex fidanzata di aver mentito su quanto successe quella tragica sera. Da quanto riportato da Il Corriere della Sera, la morte di Luca sarebbe imputata ad una “sfida” tra Del Grosso e De Propris. A chi sarebbe stato più ‘duro’ “Te stai a cacà sotto?”, “Io voglio fà casino invece”. Dopo le condanne in secondo grado degli imputati, si cerca di fare chiarezza sulle dichiarazioni ambigue della 28enne ucraina. Anastasiya è ritenuta responsabile di aver tenuto nascosti “elementi e circostanze della cui rilevanza era assolutamente consapevole” tra cui il ruolo di Princi ed il denaro trasportato, 70mila euro per la precisione, fatti che riguardavano le ore precedenti all’omicidio di Luca. La Corte ha ritenuto estremamente gravi le sue omissioni comportando un prolungamento delle indagini. Una serie di menzogne rilasciate che ha tentato di modificare anche durante il processo, i giudici hanno ritenuto che il suo comportamento è soggetto a sanzioni in quanto “la genericità e la scarsa verosimiglianza delle giustificazioni fornite finiscono piuttosto con l’avvalorare ulteriormente l’accusa a suo carico”.

Le responsabilità della fidanzata

Consapevole di quanto stesse accadendo i giudici, che hanno emesso nei suoi confronti una sentenza di condanna a 3 anni di reclusione, hanno ritenuto che il suo coinvolgimento nella vicenda sia stato attivo: “una condotta particolarmente fattiva ed una funzione esecutiva importante”, tanto che “l’adesione al disegno criminoso non è venuta meno dopo l’omicidio” dal momento che la sua preoccupazione fondamentale fu quella di “mettere in sicurezza i soldi che custodiva in auto”. Per gli altri responsabili dell’omicidio invece la Corte ha ritenuto che “l’azione omicidiaria è stata lo sviluppo fisiologico della violenza fisica che in sede di programmazione del crimine avevano concordemente accettato” e Del Grosso avrebbe agito “con la chiara previsione della morte ma indifferente al risultato del suo gesto perché preso solo dalla foga di portare a termine la rapina, verosimilmente alimentato anche da una sorta di intento dimostrativo a fronte delle parole di De Propris che poco prima, al telefono, ridendo, gli aveva che non ce l’avrebbe fatta a compiere una rapina”.

Elisabetta Valeri

 

Previous articleContinuano le campagne della polizia contro le truffe agli anziani
Next articleChoc a Roma, 99enne legata, imbavagliata e rapinata in casa
Avatar
Romana, classe 1987, cresciuta a Primavalle. Laureata in giurisprudenza, giornalista da per passione e voglia di raccontare la città

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here