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L’Ila appoggia il progetto “Moda Gran Chaco e il Guaragatà”

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Roma, 5 giu. – L’Ila appoggia il progetto “Moda Gran Chaco e  il Guaragatà”. L’IILA, Organizzazione Internazionale Italo Latinoamericana che promuove da tempo la moda come utile fattore di cooperazione e sviluppo sostenibile, in sinergia con il Museo Verde propone il progetto “MODA GRAN CHACO”, il cui obiettivo è evidenziare come la tessitura del caraguatá o chaguar, fibra naturale tradizionalmente praticata dalle donne indigene della zona del Gran Caco, produca manufatti di altissimo valore, le cui qualità possono essere evidenziate con la moderna creatività della moda.

L’Ila appoggia il progetto “Moda Gran Chaco e il Guaragatà”

Il 9 giugno nei giardini dell’IILA si terrà un’edizione speciale dello showroom IILA.
5 stilisti, italiani e sudamericani hanno condotto un esperimento, ognuno seguendo la propria ispirazione nell’utilizzo del caraguatá, tessuto fornito dalle artigiane indigene, ed hanno realizzato creazioni di alta moda accostando detta fibra ad altri tessuti. Un esempio di contaminazione capace di produrre risultati sorprendenti.

La stilista italiana Daniela Gristina, da sempre attenta all’ impiego di fibre naturali, ha utilizzato tessuti di caraguatá forniti dalla Cooperativa Mujeres Artesanas tramite la Fundación Gran Chaco, arricchiti con accessori prodotti dallo stesso Consorzio e commercializzati sotto il marchio “Matriarca”. Analogo percorso è stato seguito dallo stilista argentino Marcelo Senra.

In ambedue le produzioni, spiccano motivi decorativi e colori tipici della tradizione indigena.

Diverso itinerario è quello seguito da due stilisti paraguaiani Andrés Báez e William Ramirez. I due giovani creatori di moda, coinvolti nel progetto IILA “Cimentando Sueños” che accorpa 80 artigiane e 16 stilisti paraguaiani, si sono serviti della fibra di caraguatá al naturale e l’hanno utilizzata per abiti da sposa e da sera, impiegando tecniche tipiche della tradizione popolare paraguaiana nei tessuti e nei ricami. La Fundación Princesa Diana, tramite la sua direttrice creativa Marcela Abriola, realizzerà per l’evento una collezione di accessori di moda con la fibra del caraguatá

Il Patto per il Gran Chaco, presentato alla Conferenza Internazionale sulle Mutazioni Climatiche lo scorso anno dimostra, dati alla mano, che una corretta gestione di queste risorse può produrre ricchezza superiore a quella generata dalle forme di utilizzo del territorio oggi prevalenti. È quindi possibile uno sviluppo senza deforestazione.

L’Associazione Museo Verde, che promuove la conservazione e valorizzazione delle culture indigene e delle risorse ambientali del Gran Chaco, ha creato una rete di mini infrastrutture museali, situate presso Comunità indigene delle etnie Ishir, Ayoreo, Caduveo, Ache, Qom, Toba ed Ava Guarani, residenti nei 4 Paesi di Paraguay, Argentina, Bolivia e Brasile. E’ qui che si estende il Gran Chaco una pianura di 1,3 milioni di chilometri quadrati (4 volte l’Italia) un serbatoio di biodiversità paragonabile all’Amazzonia.

Le risorse del Gran Chaco

Le risorse del Gran Chaco: Una ricerca multidisciplinare promossa dal Museo Verde ha individuato 4 principali asset:
⁃ Legni tropicali, dalle straordinarie qualità estetiche e meccaniche, oggi distrutti per prezzi irrisori. È possibile tagliare meno alberi e vendere il legno a prezzi più elevati.
⁃ Erbe e frutti con proprietà medicamentose e nutritive, oggi spesso distrutte insieme agli alberi, che possono fornire sostanze preziose all’ industria della farmaceutica e della nutraceutica.
⁃ Ecoturismo, che offre interessanti prospettive agli amanti del binomio natura/culture indigene, in una regione a basso indice di antropizzazione ed alta biodiversità
⁃ Artigianato etnico, in grado di fornire alla rete del commercio equo e solidale una gamma di prodotti differenziata.

Tra questi differenti prodotti si colloca il caraguatá, arbusto della famiglia delle Bromelie chiamato così nella parte orientale della regione (Paraguay e Brasile) e chaguar in quella occidentale (Argentina e Bolivia). Le donne indigene ne ricavano una fibra leggera e resistentissima che viene poi tinta con colori naturali e tessuta in trame più larghe e più fitte, a seconda dell’utilizzo: borse adatte a trasportare di beni, oppure piccole amache ove le madri collocavano i bambini in età di allattamento. Tessuto particolarmente fitto, il caraguatá serviva anche a confezionare una sorta di giubbotto che offriva una qualche protezione ai guerrieri in battaglia.

La tessitura del caraguatá continua ad essere praticata in modo simile da quasi tutti i 25 popoli indigeni del Gran Chaco, ma varia nei colori e nei motivi ornamentali con l’elaborazione di pezzi unici. Il caraguatá ha caratteristiche estetiche e meccaniche che lo differenziano da qualsiasi altro tessuto e un patrimonio di cultura e tradizione che reca con sé, la suggestione delle foreste e della spiritualità dei suoi abitanti.

L’evento del 9 giugno va quindi aldilà delle dimensioni e caratteristiche di una semplice sfilata di moda. Ha infatti l’ambizione di essere una sorta di laboratorio per fare il punto sui risultati raggiunti nelle diverse sperimentazioni, per ripartire poi verso nuovi obiettivi e prospettive.

Presenterà l’evento il Segretario Generale dell’IILA Antonella Cavallari. Oltre ai 5 stilisti sopra citati, parteciperanno all’evento personalità e qualificati esponenti della moda romana e saranno presenti Norma Rodriguez, leader del consorzio COMAR al quale sono associate più di 2.000 artigiane indigene del Chaco e Fabiana Menna, presidente della Fondazione Gran Chaco.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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