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Italia sotto choc, addio mondiale. E la “rivoluzione” di Alessandra De Stefano (Rai Sport) ha portato sfiga

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Alessandra De Stefano

Roma, 25 mar – Alessandra De Stefano, la nuova direttrice di Rai Sport, non deve masticare molto di calcio. Lei, cresciuta a pane e “processi alla tappa”, ha sottovalutato il ruolo determinante della scaramanzia. Nel ciclismo è diverso: tappe e tour si vincono solo con fatica e sudore, ma il pallone è un’altra cosa. Più gioco che sport, la storia del calcio è invece segnata da una serie di gesti apotropaici: dal capitano dell’Inghilterra Bobby Moore che nel 1966 voleva sempre essere l’ultimo a indossare i pantaloncini, passando per il bacio di Blanc sul cranio pelato di Barthez a Francia ’98, fino all’acquasantiera di Giovanni Trapattoni nel 2022, i gesti scaramantici costituiscono una vera e propria narrazione parallela nella storia del calcio.

La “rivoluzione” di Alessandra De Stefano

E allora la domanda sorge spontanea: perché Alessandra De Stefano ha voluto dare il via alla rivoluzione di Rai Sport proprio in concomitanza con il decisivo spareggio mondiale? Sia chiaro, nessuno vuole accollare la sconfitta dell’Italia con la Macedonia del Nord alla nuova direttrice, il gol allo scadere lo ha fatto Trajkovski e l’ha incassato Donnarumma, ma lo stravolgimento dell’impianto giornalistico della partite della nazionale era così urgente? Squadra che vince non si cambia, si diceva una volta. E allora perché la scelta di eliminare lo studio reale con Paola Ferrari e Luca Toni per sostituirlo con una sorta di incomprensibile studio virtuale? Perché togliere da bordo campo Alessandro Antinelli, vero e proprio amuleto nella fortunata avventura di Euro 2020, e spostarlo in tribuna insieme al criticatissimo Lele Adani?

L’evidente attacco a Paola Ferrari 

Difficile trovare una risposta razionale a tutto questo. Del resto la “rivoluzione” di Alessandra De Stefano sembra essere ispirata più da un suo personale revanscismo che da effettive necessità di svecchiamento del format. A cominciare dall’improvvisa (e indifendibile) eliminazione dello studio, che sembra più che altro un modo per “fare fuori” Paola Ferrari. Del resto la supercazzola era già evidente nell’intervista rilasciata dalla direttrice di Rai Sport al Corriere della Sera alla vigilia del decisivo spareggio mondiale: “Spoglieremo le partite dalle sovrastrutture. Basta collegamenti con studi che danno la linea ad altri studi: solo tribuna e campo. Bene le due voci di commento, ma quella tecnica non sovrasti mai la giornalistica. Più pause: vorrei che i rigori, ad esempio, venissero ascoltati come in una strada deserta. Silenzio, boati, silenzio, poi gioia o lacrime. Ormai nelle dirette sportive le telecamere mostrano quasi tutto. Un giornalista bravo deve raccontare il ‘quasi’ che non si vede, coltivare il silenzio”.

Rai Sport contro il patriarcato

Tra lotta contro le “sovrastrutture” e “coltivazione del silenzio”, quello della De Stefano pare quasi un programma politico. Non si è fatta mancare, in questa brevissima e sfortunata avventura, nemmeno la lotta al patriarcato. “Per me l’unico genere che conta è la bravura. Lo sport è maschilista, lo sappiamo”, spiegava sempre al Corsera. “Il primo modo di cambiarlo è cambiare regia: che senso ha inquadrare sempre dal basso le donne per mostrare cosce, caviglie e scarpe? Togliamoci la maschera decorativa della femminilità, quel triste ‘è carina e anche brava’. Per l’abbigliamento, a ciascuno il suo stile: ma certe scollature io le metterei solo al mare”. Il passaggio sulle “cosce” è un ulteriore riferimento a Paola Ferrari e al suo “Basic instinct moment” dell’anno scorso finito anche sui media internazionali. E proprio questo femminismo dozzinale sarebbe alla base della scelta di allontanare dal bordo del campo Alberto Rimedio. “A bordo campo va Tiziana Alla, voce del calcio femminile, cronista capace a cui il posto spettava da anni. Racconterà cosa succede in panchina, se Mancini si alza, che giocatore abbraccia, perché cambia tono di voce o si slaccia la cravatta”.

Alessandra De Stefano contro “i poteri forti”

Ma al di là delle tendenze giacobine e delle velleità “boldriniane”, è evidente che l’obiettivo principale delle magnifiche sorti e progressive del nuovo assetto di Rai Sport era Paola Ferrari. “So di essere scomoda perché rivendico il diritto di scegliere chi va in video in base al merito e di privilegiare chi è bravo favorendo il ricambio: siamo troppo vecchi, a Rai Sport”. Ogni riferimento alla storica conduttrice sembra puramente voluto, non ce ne voglia la De Stefano. “Dai miei giornalisti mi aspetto fame di notizie e voglia di lavorare scomodamente, perché la comodità è una trappola per un cronista. Che siano corretti ma decisi, che non si facciano spaventare dall’aggressività di poteri forti o uffici stampa: se sei preparato e lavori seriamente la tua autorevolezza ti porterà sempre ad essere un interlocutore privilegiato dagli atleti. Cosa ho sacrificato per raccontare lo sport? La mia vita, tutta. Ma ne valeva la pena…”.

Insomma tra svecchiamento e lotta a “poteri forti e uffici stampa” la De Stefano sembrava piuttosto decisa a impallinare la Ferrari. Eppure la sorte spesso è imprevedibile, con quelli che partono per suonare che si ritrovano suonati. E con le rivoluzioni che finiscono prima di cominciare. Non basta avere una rabbia antica, sottolineare di “aver sacrificato tutta la propria vita” per lo sport, tentare in tutti i modi di togliersi il prima possibile tutti i sassolini dalle scarpe. La fortuna è una ruota che gira. Non bisogna forzare la mano. Lo avrà capito Alessandra De Stefano?

Davide Romano 

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