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Nel Lazio tante donne ma poche famiglie: la fotografia Istat della nostra regione

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Roma, 23 mar – Lazio, tante donne ma pochi bimbi: solo una famiglia su 3 ha figli. La fotografia Istat.

Nel Lazio tante donne ma poche famiglie: la fotografia Istat della nostra regione

Solo una famiglia su tre nel Lazio ha figli: questa la caratteristica più presente quanto a componenti del nucleo familiare. Il nucleo non c’è, in pratica: la tipologia familiare più frequente è infatti quella delle famiglie unipersonali (39,3% del totale contro 35,1% della media nazionale); seguono le famiglie con due componenti (24,9%). Le famiglie di tre e quattro componenti rappresentano solo il 31,4% del totale. Al 31 dicembre 2019 vivono nel Lazio più di 2,5 milioni di famiglie, con un incremento percentuale di 0,3% rispetto all’anno precedente (+0,5% il valore nazionale). Il numero medio di componenti per famiglia è di 2,2 unità, leggermente sotto la media nazionale di 2,3 componenti.

Più donne

La prevalenza della componente femminile nella struttura per genere della popolazione residente si conferma anche nel 2020. Le donne, come nel 2019, rappresentano il 51,7% del totale, e superano gli uomini di 196 mila unità. Il rapporto di mascolinità nella regione è pari al 93,4%, mentre in Italia si attesta al 95%. Sono dati dell’Istat che oggi ha diffuso il censimento permanente della popolazione nel Lazio. Nei territori il rapporto di mascolinità più basso si registra nella provincia di Roma (92,1%), quello più alto nella provincia di Rieti (98,6%). In meno di un terzo dei comuni laziali (121 su 378), il rapporto di mascolinità risulta sbilanciato a favore della componente maschile, con il primato di Turania (147,8%) e Nespolo (144,9%) in provincia di Rieti, seguiti da Saracinesco (140,8%) in provincia di Roma. All’opposto si collocano i comuni di Arsoli (85,2) e Grottaferrata (87,5%) in provincia di Roma e Vicalvi in provincia di Frosinone, dove si osservano 88 uomini ogni 100 donne.

L’età media

L‘età media, sostanzialmente stabile rispetto al 2019, è di 45,2 anni contro i 45,4 della media nazionale. Aumenta l’indice di vecchiaia (rapporto percentuale tra la popolazione di 65 anni e più e la popolazione di età 0-14), che passa da 169,3 del 2019 a 172,9 del 2020.

Le comunità straniere

La comunità rumena, prima in regione per numero di individui dimoranti abitualmente, rappresenta il 30,4% degli stranieri censiti, con un peso percentuale decisamente più alto del valore nazionale (20,8%). Seguono la comunità filippina (7%) e quella proveniente dal Bangladesh (6,5%), con un’incidenza più che doppia rispetto alla media nazionale (in Italia sono rispettivamente il 3,2% e il 3,1% del totale degli stranieri residenti).

Ida Cesaretti

 

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