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(Video) Festa del Papà, schiaffi ‘alla romana’: ecco il sonetto di Belli che ha ispirato la scena del Marchese del Grillo

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Roma, 19 mar – Ricordiamo la Festa del Papà (San Giuseppe sposo di Maria) in maniera un po’ … atipica. Ma molto, molto romana. E lo facciamo con un sonetto ‘a tema’ di colui che volle erigere un ‘monumento alla plebe di Roma’ con la sua poesia: Giuseppe Gioacchino Belli. La poesia si chiama Er ricordo, e parla di un’impiccagione.

Festa del Papà, schiaffi ‘alla romana’

Si, avete letto bene: all’epoca, nella Roma che dice addio al 1700, chi veniva condannato a morte non veniva solo decapitato da Mastro Titta, ma pure impiccato. L’impiccagione di cui si parla nel sonetto è quella di Antonio Camardella, avvenuta nel 1749.  Belli sarebbe nato nel 1791, dunque riporta un ricordo ‘fittizio’ ma universale per il popolo capitolino. Il boia di quella impiccagione non fu il celeberrimo Mastro Titta (Giovanni Battista Bugatti), come scrive il Belli: Bugatti nacque infatti nel 1779.

Er ricordo

Er giorno che impiccorno Gammardella
Io m’ero propio allora accresimato.
Me pare mó, ch’er zàntolo a mmercato
Me pagò un zartapicchio e ’na sciammella.

Mi’ padre pijjò ppoi la carrettella,
Ma pprima vorze gode l’impiccato:
E mmie tieneva in arto inarberato
Discenno: «Va’ la forca cuant’è bbella!».

Tutt’a un tempo ar pazziente mastro Titta
J’appoggiò un carcio in culo, e ttata a mmene
Un schiaffone a la guancia de mandritta.

«Pijja,» me disse, «e aricordete bbene
Che sta fine medema sce sta scritta
Pe mmill’antri che ssò mmejjo de tene.»

Terni, 29 settembre 1830

Uno schiaffo e l’aducazzione

Cosa c’entra con la festa del papà, direte voi? Beh, Belli ricorda che una delle usanze del popolo romano in queste occasioni, tradizioni che coinvolgevano proprio i papà: i padri erano infatti soliti dare uno schiaffo ai figli, appena conclusa l’esecuzione. Perché? Per ricordargli che quella è la fine che fanno i delinquenti e quello schiaffo era di monito: “Stai attento sennò fai quella fine”. Una scena simile, probabilmente ispirata proprio al sonetto di Belli, viene rappresentata anche nel Marchese del Grillo di Monicelli. Nel film è Don Bastiano a venir decapitato e quando la ghigliottina cala, dalla piazza si sente un susseguire di ceffoni e di ‘tiè: sono i padri romani a schiaffeggiare i figli. E Onofrio del Grillo, non avendo figli, dà uno schiaffo in faccia alla bella Olimpia. E le spiega pure perché.

Un altro sonetto, tra i tanti, che ricorda la figura del padre in Belli oggi verrebbe tacciato di fomentare la violenza nei più piccoli e porta l’emblematico nome di L’aducazzione (l’educazione).

L’aducazzione

Fijjo, nun ribbartà mmai Tata tua: 
abbada a tté, nnun te fà mmette sotto. 
Si cquarchiduno te viè a ddà un cazzotto,
lì ccallo callo tu ddàjjene dua.

Si ppoi quarcantro porcaccio da ua 
te sce fascessi un po’ de predicotto,
dijje: «De ste raggione io me ne fotto;
iggnuno penzi a li fattacci sua». 

Quanno ggiuchi un bucale a mmora, o a bboccia, 
bbevi fijjo; e a sta ggente bbuggiarona
nu ggnene fà rrestà mmanco una goccia.

D’esse cristiano è ppuro cosa bbona:
pe’ cquesto hai da portà ssempre in zaccoccia
er cortello arrotato e la corona.

Roma, 14 settembre 1830 – De Pepp’er tosto

Coltelli e preghiere

Inviti pratici, quelli del papà (“Tata”) romano: non ti far mettere sotto, se ti menano tu menagli di rimando… qualcuno ti fa la predica? Beh, digli di farsi i fatti suoi, e se giochi d’azzardo, beviti tutto il vino. In questo vademecum romanesco a una buona condotta di vita, il padre romano ricorda al figlio di dover essere anche un bravo cristiano: e lo invita a tenere in tasca, oltre che al coltello, anche il rosario …

Ilaria Paoletti

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