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Roma, due vigili urbani condannati a 5 e 4 anni di carcere: avvertivano ristoratori ‘amici’ delle ispezioni

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Roma 19 – Due vigili urbani avrebbero approfittato del loro ruolo e, tra il 2013 e il 2014, si sarebbero messi a servizio di due ristoratori e albergatori del Centro storico. Come? Li avvisavano in anticipo di ispezioni previste nei loro locali. E in cambio avrebbero accettato denaro, cene al ristorante e consumazioni gratis in gelateria.

Roma, due vigili urbani condannati a 5 e 4 anni di carcere: avvertivano ristoratori ‘amici’ delle ispezioni

Per questi fatti, la procura ha sollecitato al tribunale una condanna a cinque anni di reclusione per F.C., 52 anni, accusato di rivelazione di segreti d’ufficio. L’accusa ha invece chiesto una pena di quattro anni per F.C., 50 anni, e A.E., 41, ai quali si contestano i reati di corruzione e rivelazione di segreti d’ufficio.

In cambio cene e gelati

I fatti contestati si sarebbero consumati da gennaio 2013 all’aprile del 2014. Secondo quanto ricostruisce l’accusa, Caponera avrebbe spifferato a un ristoratore, dall’aprile al settembre 2013, di tre ispezioni previste nel locale di piazza di Spagna La Barcaccia e in un bed and breakfast in via Belsiana, il Numbs Luxury Rooms and Suites, «violando i doveri inerenti alle funzioni o al servizio scrivono i pm nel capo d’imputazione e rivelando notizie d’ufficio che dovevano rimanere segrete».

I ristoranti amici

Il primo di questi controlli, per i magistrati «anticipati», sarebbe stato previsto per il 26 aprile 2013 al ristorante la Barcaccia, il secondo per il 6 maggio 2013 al locale La Barcaccia Ristorante Bar, e il terzo ed ultimo il 27 settembre 2013 al B&B Numbs. Corazzini, invece, secondo l’accusa, «in qualità di appartenente alla polizia locale avrebbe rivelato in anticipo il contenuto di attività e procedimenti amministrativi», annotano i pm negli atti, avvisando i titolari di due controlli in agenda: uno previsto nel locale Numbs di Campo de’ Fiori, il 3 ottobre 2013, e un altro al ristorante la Barcaccia, il 6 novembre 2013.

La difesa: “Accuse inconsistenti”

Il 50enne in cambio avrebbe accettato, il 7 settembre 2013, una cena proprio al ristorante la Barcaccia a Campo de’ Fiori e la promessa di consumare gratuitamente altre due cene sempre nello stesso ristorante e ad altri locali gestiti dai ristoratori con cui era in accordi, coinvolti in un processo parallelo. E., sempre nel «porre in essere specifici atti contrari al suo ufficio si legge dal capo d’imputazione consistenti nell’omettere di effettuare controlli sul regolare esercizio dell’attività commerciale», avrebbe accettato la cifra di duecento euro e decine di coni gelato, offerti da un locale di proprietà dei ristoratori, a pochi passi dalla Fontana di Trevi. Per la difesa di si tratterebbe di «accuse inconsistenti» che non troverebbero fondamento a processo. I legali di C. invece, assistiti dagli avvocati Michele e Alessandro Gentiloni Silveri, discuteranno la posizione del loro assistito tra un mese. La sentenza è fissata infatti per il prossimo 14 aprile.

Ida Cesaretti

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