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Roma, casa cinematografica ‘riciclava’ il denaro del clan

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Roma, 17 mar – Roma, casa cinematografica ‘riciclava’ il denaro del clan. I Carabinieri nella mattinata odierna hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di nove persone gravemente indiziate, per riciclaggio in concorso con l’aggravante dell’agevolazione mafiosa e di emissione ed utilizzazione di fatture per operazioni inesistenti. Contestualmente la Guardia di Finanza ha dato esecuzione al sequestro preventivo per un valore complessivo di oltre 1 milione e 500mila euro.

Roma, casa cinematografica ‘riciclava’ il denaro del clan

Il 18 gennaio scorso, è stato dato atto all’esecuzione di misure cautelari personali nei confronti di nove persone indiziate di aver costituito due sodalizi armati dediti al narcotraffico i cui vertici sono a Elvis Demce  e a Ermal Arapaj. Nel corso delle indagini, sono emersi dei rapporti con un produttore cinematografico finalizzati alla realizzazione del sequestro di persona di un imprenditore che aveva accumulato un rilevante debito nei confronti del clan camorristico D’Amico-Mazzarella, operante a Napoli, progetto delittuoso poi non andato a buon fine. Dalle indagini, le forze dell’ordine, hanno ricostruito e documentato anche le diverse fasi di un sistema di riciclaggio di somme ritenute provenienti dall’attività svolta dal clan camorristico.

Il riciclaggio di denaro

Il denaro veniva prelevato in contanti a Napoli e trasportato successivamente a Roma occultandolo all’interno dei veicoli utilizzati. Inoltre  avvalendosi del contributo di due appartenenti alle Forze dell’Ordine, uno alla Polizia di Stato e uno all’Arma dei Carabinieri, gravemente indiziati di concorso nel medesimo reato; questi, oltre a offrire maggiori garanzie di poter sfuggire a eventuali controlli durante il trasporto, avrebbero – alla stregua degli elementi indiziari emersi – esteso la propria collaborazione alla acquisizione e comunicazione di informazioni riservate utili a consentire l’elusione di eventuali indagini. Il denaro veniva “ripulito” in un’azienda vitivinicola e poi trasferito alle società cinematografiche controllate e gestite dal produttore con la copertura documentale di fatture per operazioni inesistenti, con particolare riferimento ad asserite sponsorizzazioni di opere filmiche. In modo da poter giustificare grosse transazioni economiche.

Il coinvolgimento della casa cinematografica

Da dichiarazione rese da un collaboratore di giustizia, le attività di indagine hanno portato a monitorare direttamente il prelievo del denaro e le successive consegne ad  produttore cinematografico e all’azienda vitivinicola e, dall’altro, essendo la captazione eseguita anche all’interno degli uffici delle società cinematografiche. La Guardia di Finanza ha ricostruito i  rapporti economici intercorsi tra le persone coinvolte, consentendo l’individuazione di un complesso giro di fatture per operazioni inesistenti poste in essere per ripulire il denaro dei clan camorristici, frutto delle attività illecite perpetrate. Sulla base dell’analisi dei flussi finanziari, è stato accertato, in termini di gravità indiziaria, l’utilizzo strumentale di una società operante nel campo della produzione cinematografica, con sede in Roma, che, da un lato, avrebbe emesso fatture per oltre 1,2 milioni di euro a favore di altra impresa con sede in provincia di Roma, attiva nel settore del commercio all’ingrosso di bevande alcoliche e alla quale sarebbe stata fornita la provvista in contanti per far fronte al pagamento. Dall’altro lato avrebbe ricevuto fatture per circa un milione di euro da diverse ditte localizzate in provincia di Napoli, relative a prestazioni di servizi non attinenti all’attività svolta, ma funzionali a giustificare il ritorno del denaro a quella sede.

Ida Cesaretti

 

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