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Covid, er Piotta contro le chiusure: “Abbiamo avuto pazienza, ma la pazienza non ripaga”

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Piotta, foto via Instagram @piottatommaso
Piotta, foto via Instagram @piottatommaso

Roma, 21 feb – Covid, er Piotta contro le chiusure: “Abbiamo avuto pazienza, ma la pazienza non ripaga”. ll rapper romano discute le misure del Governo: “La pazienza non ripaga. E, forse, è anche fuori luogo per noi che facciamo musica, perché nella musica c’è tutto fuorché il silenzio. L’ultimo decreto, quello festività, è stato troppo”.

Covid, er Piotta contro le chiusure: “Abbiamo avuto pazienza, ma la pazienza non ripaga”

In una lunga intervista concessa ad Emanuela del Frate per Repubblica, Piotta, nel cuore di tutti i romani per l’hit Supercafone e una carriera che vede tra le altre cose la colonna sonora di “Suburra”, il singolo “Lella… e poi”, discute le misure del Governo per arginare il Covid. Il rapper, che ha avuto un tour estivo e ora uno studio nuovo per la sua etichetta, La Grande Onda, non ha mai mancato di dare il suo sostegno al comparto della musica, dalle manifestazioni dei Bauli in piazza al Nuovo Imaie, di cui è delegato.

“Teatri, locali e festival hanno chiuso e difficilmente riapriranno”

“Abbiamo avuto pazienza, ma la pazienza non ripaga. E, forse, è anche fuori luogo per noi che facciamo musica, perché nella musica c’è tutto fuorché il silenzio. Fermarsi all’inizio, quando eravamo tutti frastornati, è stato pure facile, farlo in seconda battuta, un’ulteriore prova di responsabilità. Ma le chiusure imposte dal decreto festività sono state troppo violente. Annullare il Capodanno una settimana prima non comporta solo un mancato guadagno, ma anche perdere gli investimenti fatti nei mesi precedenti. Nessuna parola di conforto da parte del governo, né aiuti economici, almeno fino a ora”.  “Teatri, locali e festival hanno chiuso e difficilmente riapriranno. Sono spazi in meno per la socializzazione, la creatività, per la cultura. Ed è un danno immenso. Senza questi luoghi band come i Måneskin non sarebbero cresciute. Come Nuovo Imaie abbiamo contribuito con milioni di euro per sostenere la categoria. Ma avevamo il deserto intorno e davanti un inferno da spegnere armati di bottigliette d’acqua”.

“Dopo 23 mesi è ancora emergenza o siamo di fronte a una nuova normalità?”

“Il punto è – continua Piotta – capire se c’è la volontà per far sì che la musica possa continuare ad esistere. Dopo 23 mesi siamo sicuri che si possa ancora parlare di emergenza o siamo di fronte a una nuova, più brutta, normalità? Va trovata una forma di convivenza con il virus. Bisogna trovare una formula che permetta di continuare a vivere. Da un punto di vista sanitario ed economico, certo, ma anche psicologico. Il disagio è aumentato, in tanti usano psicofarmaci, qualcuno si è suicidato. Perché per il nostro settore la parola ‘lavoro’ è così ampia e bella che comprende anche la passione”.

“Mi manchi come un concerto”

Nel lockdown dello scorso inverno, un manifesto è comparso di città in città, c’era scritto solo: “Mi manchi come un concerto”. “Ho iniziato a fare dischi per avere canzoni da cantare con il pubblico e in questo momento più che mai ho bisogno della musica, perché la musica è la medicina buona, è liberatoria, ti permette di tirare fuori anche tutto quello che di brutto hai dentro. Penso ai quindicenni che non conoscono la bellezza di un concerto e mi chiedo: riusciranno mai a recuperarla?”.

Ida Cesaretti

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