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Ndrangheta ad Anzio: in 1300 pagine i legami tra mafia e politica

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Roma, 18 feb – Ndrangheta ad Anzio: in 1300 pagine di intercettazioni l’ombra del sostegno al sindaco De Angelis. Ieri il maxi blitz contro la ndrangheta nel litorale da Anzio e Nettuno ha scosso l’intero Lazio. Ben 65 gli arresti. Allarmante ordinanza del gip:   ”Le esigenze cautelari a carico degli indagati” sono ”fondate” alla luce di una ”complessiva valutazione del contesto associativo criminale radicatosi nel territorio con la presenza di un locale di ‘ndrangheta di primissimo piano”.

Ndrangheta ad Anzio: in 1300 pagine di intercettazioni l’ombra del sostegno al sindaco De Angelis

Queste le parole del gip di Roma Livio Sabatini nell’ordinanza di custodia cautelare con cui ha disposto 65 arresti nell’ambito dell’operazione condotta dai carabinieri del Nucleo investigativo di Roma e coordinata dalla Dda di Roma, con i procuratori aggiunti Michele Prestipino e Ilaria Calò, contro clan di ‘ndrangheta nei comuni del litorale romano. Secondo il giudice a tutto questo ”va aggiunto da un lato la persistenza sul territorio di un contesto di criminalità organizzata che agisce da decenni e dall’altro i solidi legami esistenti con taluni esponenti delle forze dell’ordine ed esponenti politici locali nonché con altri clan delinquenziali”.

Anche due carabinieri in manette

Le operazioni di ieri hanno portato all’arresto di 65 persone, tra cui due carabinieri – 39 in carcere e 26 ai domiciliari– con le accuse, a vario titolo, di associazione mafiosa (art. 416bis c.p.), associazione finalizzata al traffico internazionale di sostanze stupefacenti aggravata dal metodo mafioso, cessione e detenzione ai fini di spaccio, estorsione aggravata e detenzione illegale di arma da fuoco, fittizia intestazione di beni e attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti aggravato dal metodo mafioso.

Il sostegno a De Angelis ad Anzio

E a finire sotto la lente di ingrandimento degli inquirenti sono le elezioni del 2018 ad Anzio, che hanno portato alla vittoria l’attuale sindaco Candido De Angelis. Secondo gli inquirenti Bruno Gallace e Davide Perronace, due tra gli arrestati, avevano offerto il loro sostegno alla campagna elettorale. Nell’inchiesta emergerebbe un rapporto con il Primo Cittadino e con i consiglieri comunali Giuseppe Ranucci, Gualtiero Di Carlo, Aristodemo Lauri e con altri consiglieri. A supporto della tesi già suffragata nell’ordinanza del Gip, viene riportata un’intercettazione (riportata anche oggi dal Corriere della Città) in cui Perronace dice: “Sto qui con il mio compare e sto vedendo di rimediare qualche voto… Alle Falasche… a Via Artena”.

“Occorre premettere” – scrive il giudice nel documento – “che il collaboratore Moriello Fabio ha dichiarato che Candido De Angelis era stato eletto sindaco nel 2003 con il sostegno della famiglia Gallace, circostanza appresa da Umberto Romagnoli, suocero di Gallace Bruno”. “Umberto Romagnoli, nel 2014, dopo la sua scarcerazione mi riferì che l’ex sindaco di Lavinio era stato eletto grazie al sostegno dei Gallace. So che tale soggetto è titolare di una ditta che vendeva prodotti ittici all’ingrosso (De Angelis è un imprenditore ittico, titolare della Dean Pesca, ndr). So che il pesce surgelato lo vende in un magazzino sito a Lavinio. Il pesce non surgelato lo vendeva al porto di Anzio”.

Le intercettazioni

Alcune conversazioni, frutto di intercettazioni sia telefoniche che ambientali, rafforzerebbero la tesi del sostegno elettorale. Una volta sarebbe lo stesso De Angelis a dire a Gabriele Perronace: “Che gli devo manda’ a tuo padre? A disposizione, pigliati quello che ti pare”. E Davide Perronace, parlando con lo zio Domenico Perronace (zio Mimmo): “Candido avrà chiamato 20 volte, avrà chiamato… a Gabriele… 20 volte, solo che questo va a lavora’. Eh… quando c’aveva tempo Gabriele andava là e non lo trovava… è andato lì e gli ha detto: «Gabrié, che te devo dì, che gli devo manda’ a tu padre? A disposizione, pigliati quello che ti pare… qualsiasi cosa… i soldi, gli avvocati… a disposizione. E poi venisse chi gli pare a dirmi che gli ho dato una mano o che l’ho appoggiato che poi… lo so io come rispondere».

“Stiamo spogliando l’ultimo seggio… e tu a Lavinio hai lavorato?”

Ma il presunto appoggio a De Angelis trasparirebbe anche da altre intercettazioni, quelle captate l’11 giugno, che rivelano il compiacimento di Antonio Riggio e Giuseppe Riggio per l’elezione del sindaco (“Ha sbancato proprio su tutti”), frutto proprio del loro sostegno, essendosi divisi il territorio (Giuseppe Riggio: “Io so qui alle Falasche ancora! Da ieri che sto qua, stiamo spogliando l’ultimo seggio… e tu a Lavinio hai lavorato? Se hai lavorato andiamo bene per Lavinio”. Giuseppe Riggio e il suo amico Antonio Taverniti, secondo gli inquirenti, entrambi dipendenti della Camassambiente, sono coloro che offrono aiuto a Salvatore Madaffari, figlio di Giacomo, regolarmente assunto dalla Camassambiente ma ripetutamente assente senza alcuna giustificazione.

“Candido  è sindaco”

Nella seconda intercettazione, sempre dell’11 giugno, si avverte la soddisfazione di Davide Perronace per l’elezione di Candido De Angelis a sindaco di Anzio, mentre nella terza viene ribadito il sostegno della famiglia Riggio. Gabriele e Davide Perronace fanno i conti per quanto riguarda i voti. Davide: “Quanti ne ho presi?”; Gabriele: “E non lo so, stavano facendo i conti, poi si stavano guardando, dice eee… poi dobbiamo capire chi è che c’ha inc… stavano vedendo se ce ne hai sedici quanti ce ne stanno dentro… così una volta scoperto che qua 100 dovevano dare il voto e te ne hanno dati 90… chi sono ‘sti 10?”; Davide: “Alla 16 quanti ne abbiamo?”; Gabriele: “Ha vinto Candido, però… Candido è il sindaco, ha vinto, e basta”.

I rapporti con Giuseppe Ranucci

Tra Davide Perronace e Giuseppe Ranucci i rapporti sono molto stretti, tanto che Perronace chiama il consigliere comunale “zio”, con Davide che avanza le sue richieste, come la riparazione di una fogna stradale che causava problemi a una proprietaria (dicci… qualsiasi cosa mi deve chiamare a me…Pino eh… dicci a zio che lo sto aspettando) e Ranucci che manifesta la sua disponibilità. La disponibilità di Ranucci, detto “Pino il lombetto” viene riportata anche in un’intercettazione antecedente, del 29 maggio 2018. Davide Perronace riferisce allo zio Domenico “Io ci dò una mano a Pino il lombetto, io una mano gliela dò a Pino zì perché qualsiasi cosa lo chiami è sempre disponibile”. “…gli dici mandami l’autospurgo, aspetti lì mezz’ora e arriva l’autospurgo. Dai pure un servizio al cliente ‘ndo stai. Senno dovrei chiamare io l’Acqua Latina… tutta una trafila…”. Ma lo stesso Ranucci ammette il rapporto “amichevole” e il sostegno bel corso di una conversazione intercettata l’11 giugno 2018 con un certo Moreno: “Detto tra me e te, pure Davide Perronace la famiglia Erri mi hanno dato una mano”, e ancora: “Che ne so… lì ci sta la famiglia Tirocchi, la famiglia tua, la famiglia mia, Perronace… insomma, dovremmo andare forti, là”.

Gli appalti

Emblematica una telefonata avvenuta subito dopo l’elezione del 2018, nel corso della quale si evidenzia il vantaggio che i Perronace vorrebbero avere dal risultato elettorale. Davide Perronace pretende di aggiudicarsi gli appalti comunali al punto che, avendo percepito la resistenza di Ranucci nel procedere, si adirava fortemente e preannunciava al figlio di chiamare direttamente il sindaco per risolvere la vicenda. Ma ecco l’intercettazione: “A Pi’, la ditta non è intestata a me, è intestata a mio nipote e pure se è intestata a me io faccio la gara d’appalto, prendo l’appalto e il lavoro lo faccio io e basta, non ci stanno problemi, capito? Mo se è così chiamo Candido e farlo venire qua, perché se mi sento preso il c… diventa un macello, diventa un casino, ‘sta cosa m’ha proprio stranito”.

Ilaria Paoletti

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