Home Cronaca Sanremo è l’Italia: “un Paese di musichette mentre fuori c’è la morte”

Sanremo è l’Italia: “un Paese di musichette mentre fuori c’è la morte”

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Sanremo

Roma, 2 feb – Anche quest’anno è iniziato Sanremo, che non è stato mai fermato da nulla, nemmeno dalla pandemia. Sanremo è un festival che, nonostante abbia visto più declini che vette, pretende di rappresentare la canzone italiana e noi, dal canto nostro, facciamo finta di crederci. Ma parliamoci chiaro, sappiamo tutti che è una recita: quindi perché, ogni anno, vi scandalizzate e pontificate su come si punti tutto sullo choc perché mancano i ‘veri’ artisti, le ‘vere canzoni’? Lo guardate esattamente per questo. E il 54% di share non mente. Guardate Sanremo per parlarne male. Le canzoni, nel Festival della canzone italiana, sono sempre contate molto poco. E i veri artisti hanno partecipato, eccome: solo che se la sono vista molto male. Qualcuno s’è anche suicidato.

Sanremo, il grande sbadiglio e le inutili polemiche – e il grande share

Ricapitoliamo: siamo alla terza edizione targata Amadeus che, di nuovo, ha chiamato in soccorso Fiorello perché lui non fa ridere. Quest’anno, dopo le edizioni iperpopolate di donne belle e/o impegnate o impegnate perché belle, non ci sarà nemmeno la fregna. Scusate la volgarità, ma è così. Ornella Muti ieri era impagliata, non diamo la colpa alla cannabis, magari all’emozione o alla ruggine, ma la sua presenza era utile come quella del buon Fabio dietro Mingo. Non nutro grandi speranze per le prossime ‘vallette’ di Amadeus – perché sempre vallette rimangono – in quanto non sono showgirl, forse giusto un po’ la Ferilli, ma è veramente roba da rimpiangere la Canalis che balla il twist e Belén col tango (perché non fu solo farfallina). In quota patata naturalmente non possiamo inserire manco la Drusilla Foer, campionessa di body shaming nei video su YouTube ma accolta con fanfare cerimoniose manco stessimo dando il microfono a una maestra di bon ton tipo Csaba della Zorza. Non c’è paillettes, non c’è vero trash – la Berti non vale, ormai ha fatto la canzone con Fedez, è stata fagocitata dal sistema, si può mettere anche un bidet di Duchamp in testa, non è più una sorpresa. Ci si ride e piange addosso coi Maneskin, con Amadeus trasfigurato in Pippo Baudo in pieno trip ‘t’ho inventato io’. Il grande sbaglio, il grande yawn. Tutto già visto e messo di fronte ad una platea abituata a ben altri choc. Achille Lauro si battezza? E vabbè, dopo essersi spogliato, vestito da donna, aver limonato con un uomo, cos’altro potrà fare? Meglio non chiederselo, ma sappiamo già che ci annoieremo.

Di cosa vi scandalizzate? Sono 40 anni che la musica non conta niente

La musica? La musica è la cosa meno importante a Sanremo, ieri come nel 2022. Noemi opalescente e opaca, nuove proposte con poco mordente, Mahmood e Blanco duettano come Fausto Leali e Anna Oxa e quindi sono Sanremesi al 100% (non è una sorpresa che siano primi in classifica), Morandi e Ranieri per la quota sciura pensionata, Dargen D’Amico per la quota sbruffoncella alla Pinguini Tattici Nucleari, Rkomi e Ana Mena l’occhio strizzato male ai giovani (quasi un colpo apoplettico), e poi arrivano La Rappresentante di Lista con un pezzo, effettivamente orecchiabile, un’esibizione decente. La canzone magari non vincerà Sanremo ma sarà strapassata in radio e, in fondo, non è questo ciò che importa? Non è quello che è già successo con Musica Leggerissima, Vado al Massimo … non vi sembra tutto un copione già scritto?

Un Festival in – perenne – declino

La musica? La musica è la cosa meno importante. E in fondo è sempre stato così già dopo le prime edizioni. Chi ha vinto Sanremo nel 1975? Riformulo: chi ha partecipato nel 1975? Lo sapete? No …. e ti credo. Sapete però che il punk era alle porte e che i ’70 sono ancora considerati un’epoca aurea per la musica pop, in Italia e nel mondo. Ma appunto, cosa c’azzecca l’Ariston con la musica? Niente.

Tra i peggiori spettatori di Sanremo ci sono quelli che hanno ancora la pretesa di pontificare sui ‘veri’ artisti, sulla ‘vera’ musica, appunto. Quelli che s’indignano, ma s’indignano davvero per quel nanosecondo di pugno alzato de La Rappresentante di Lista, colpevolmente ignari che quell’accattivante e con le mani, con i piedi, con il culo ciao ciao è perfetto materiale da meme, da balletto di Tik Tok, da tormento primaverile, come centinaia di canzoni sanremesi prima di lei. S’indignano accusandoli di poca originalità, perché i ‘ribelli’ sono altri, ma intanto beh: ne parlano. “Sono solo canzonette”, non dimentichiamolo mai. Gente che veramente s’incazza manco fossimo in un café chantant del 1800, che si sente personalmente offesa da queste provocazioni meta politiche, meta sessuali all’acqua di rose.

The great canzone italiana swindle

Gente che davvero non si sa fare una risata, perché Sanremo è questo: una grande burla, un grande chiacchiericcio, che s’esaurisce in una manciata di serate per poi non parlarne più per un anno intero. Si, a spese dei contribuenti, come metà degli ecomostri o dei soprusi che subite: è solo più visibile. La musica ‘vera’ o non continua ad esistere – per fortuna – ed è sempre esistita senza Sanremo, che è la cosa più lontana dal merito artistico mai esistita. Battiato, Battisti, Vasco Rossi, Luigi Tenco, Mia Martini, Renato Zero, hanno solcato il palco dell’Ariston e ne sono usciti chi a pezzi, chi ignorato, chi premiato col ‘contentino’ o ricordato postumo. A Sanremo non c’è spazio per la musica, c’è spazio per le ‘musichette’ allegre o piagnone. Sanremo è l’Italia: “un Paese di musichette mentre fuori c’è la morte”. E fuori c’è la morte davvero, ma Sanremo continuerà a farvi parlare. E magari pure a farvi sentire esperti di musica. E con le mani, con i piedi, con le gambe ciao ciao. Vince sempre il banco … pardon, il palco.

Ilaria Paoletti

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