Home Cultura “Quer poro angelo” di Annarella Bracci. Un delitto di ‘borgata’ rimasto senza...

“Quer poro angelo” di Annarella Bracci. Un delitto di ‘borgata’ rimasto senza giustizia

0
Annarella Bracci

Roma, 24 gen – Sono passati decenni eppure l’orrore e l’ingiustizia che circondano l’omicidio di Annarella Bracci ancora non si sono placati. Chi ha ucciso la piccola di Primavalle, e perché nonostante tanti sospetti nessuno ha mai pagato?

Chi ha ucciso la piccola Annarella Bracci?

Annarella  abitava in via Lorenzo Litta, presso il lotto 25, scala L, nella borgata di Primavalle. Nel quartiere, ancora oggi, a più piccoli viene consigliato di stare attenti agli sconosciuti «perché sennò fai la fine di Annarella, quer poro angelo». La famiglia della bimba era una famiglia povera, aveva tanti fratelli e sua madre viveva separata dal marito. La piccola, come tanti bimbi romani dell’epoca, guadagnava qualche soldino sbrigando commissioni per amici e vicini e facendo un po’ di faccende domestiche. Intorno a lei, la miseria più nera della vita di borgata nel secondo dopoguerra: fogne a cielo aperto, famiglie negli scantinati, case ‘di fortuna’ ma anche tanta solidarietà.

“E’ carnevale”: il ritardo nelle ricerche

Annarella sparisce d’improvviso una fredda sera del 18 febbraio 1950 quando: era uscita per comperare del carbone. Nessuno poteva pensare che non sarebbe mai tornata. E qui, torna in campo la miseria: nonostante le denunce della famiglia, le forze dell’ordine si decisero a cercare la piccola solo sei giorni dopo la sua sparizione. “E’ carnevale” dicono alla mamma “si sarà fermata a giocare”. E sapete perché polizia e carabinieri cambiano idea? Perché ad insorgere fu tutta la borgata. Ma la solidarietà non arrivò solo dalle persone che la conoscevano: anche il barone Melodia di Trani, molto facoltoso e mosso a commozione dalle notizie riportate dal Messaggero, mise in palio  una posta economica di 300mila lire per chi fosse riuscito a ritrovare Annarella Bracci.

La famiglia e quel segreto ‘scomodo’

Nel frattempo, le indagini della polizia si concentrano sulla famiglia Bracci. La mamma di Anna, Marta Fiocchi, venne fermata il 25 febbraio e interrogata; non aveva un alibi per la sera della sparizione e, inoltre, emerse un retroscena inquietante. Annarella insieme ai fratelli aveva assistito ad un aborto della madre, e temeva ciò che la figlia avrebbe potuto dire in una inchiesta che era in corso a seguito della denuncia di adulterio e procurato aborto da parte del marito. La denuncia era stata fatta appena tre giorni prima della scomparsa della piccola. Non finisce però qui: gli investigatori coinvolsero nelle indagini un altro sospetto,  un tale Moroni, presunto amante della Fiocchi. Le forze dell’ordine sospettarono che ci fosse lui dietro il rapimento – perché questo all’epoca si riteneva fosse – di Anna. Ma lui aveva un’alibi di ferro …

Il sogno del nonno: “Sono morta, vieni a prendermi”

In scena, poi, entra anche il nonno della piccola. Si chiama Melandro Bracci, e all’epoca abitava a Settebagni. Il nonno paterno è protagonista di un altro fatto assai sinistro: è lui, infatti, a ritrovare la nipote. La sera del 3 marzo il suo cadavere venne rinvenuto in un pozzo profondo 13 metri, tra via Torrevecchia e l’attuale via Cogoleto. A fare la scoperta fu proprio Melandro, che nottetempo aveva battuto tutte le campagne che circondavano la borgata, dicendo di essere spinto dalla “voce della nipote udita in un sogno” di sua nipote. “Nonno vieni a prendermi, sono morta”, le disse la nipote in sogno. Particolare di non secondaria importanza, è il fatto che passò all’incasso della ricompensa in denaro promessa dal barone Melodia. Una coincidenza? … E’ vero che il nonno era molto legato alla nipotina (tanto che la ospitò a casa sua), ed è anche vero che si fece vedere in giro a chiedere informazioni sulla posizione di vari pozzi in aperta campagna.

La commozione di Roma: 100mila persone al funerale

Intanto, alla scoperta del corpo della piccola, la gente di Roma fu precipitata nella disperazione. Cinque giorni dopo il suo ritrovamento, il Comune di Roma finanziò i suoi funerali. Alle esequie  parteciparono le più alte cariche istituzionali del Comune, il prefetto, alti dirigenti della polizia. Tutti i quotidiani dell’epoca parlarono di circa centomila romani e non presenti all’evento. Cinquanta corone di fiori circondarono la bara, tra cui una meravigliosa, fatta solo di lillà, mandata dalla diva Wanda Osiris.

L’entrata in scena del “biondino di Primavalle”

L’autopsia decretò che Anna Bracci fu vittima di un tentativo di stupro a cui resistette: la sua reazione scatenò la violenza dell’aggressore, che la colpì ripetutamente e che poi la gettò in un profondo pozzo per l’irrigazione dove. Qui, agonizzante, Annarella annegò. E questa dinamica scagionò la madre. Ma a finire in manette fu Lionello Egidi, amico di famiglia, che aveva anche partecipato alle ricerche. Circa una settimana dopo il rinvenimento del cadavere, qualcuno rivelò che la sera della scomparsa la bambina era stata vista in strada mentre mangiava castagne con lui. Il ‘biondino di Primavalle’.

Egidi si rimangia la confessione

Egidi, contadino, come i Bracci era poverissimo, tanto che viveva negli scantinati della famiglia. A suo carico, denunce per aver molestato delle ragazzine quasi tutte della stessa età di Anna. E nonostante la moglie avesse confessato il suo alibi per la sera della sparizione della bambina, alla fine Egidi confessò: avrebbe incontrato Annarella quando era uscita a comprare olio e carbone –  ritrovati accanto al pozzo – per poi farne scempio proprio come ricostruito dall’autopsia. Purtroppo, però, dopo la confessione, Egidi si rimangiò tutto davanti al giudice. Sosteneva di essere stato picchiato e torturato con la fame dalla polizia e di aver confessato solo affinché questa tortura finisse. “Sono stato costretto, sennò non la finivano di picchiarmi”, disse. Addirittura, per spingerlo a confessare, lo misero in cella con un detenuto coperto di sangue, che sostenne di essere stato violentemente picchiato. Poi, si scoprì, non era vero nulla. Egidi venne assolto per mancanza di prove: a Primavalle venne accolto come un eroe, vittima della malagiustizia. Ma non sarebbe finita così.

Passano gli anni, nessun colpevole

Durante il processo di appello nel 1955  un’altra ragazzina denunciò di essere stata molestata Egidi durante una festa campestre sull’Appia Antica. Solo allora venne condannato a 26 anni per l’omicidio di Annamaria e a 3 anni per le molestie all’altra ragazza. Ma, ma nel gennaio 1957, in Cassazione, l’avvocato difensore dell’uomo riesce a dimostrare che la condanna dell’appello era stata “emotiva”, ovvero influenzata dalle molestie compiute sulla seconda bambina, a suo dire non afferenti all’omicidio del 1950. Il 14 dicembre 1957 la condanna viene annullata: Egidi torna libero. Per poco: nel 1961 verrà nuovamente condannato per aver molestato un bambino di 8 anni. Sulla carta, non sarà mai responsabile della morte di Annarella. Per questo brutale omicidio, infatti, ancor oggi nessuno è stato mai condannato definitivamente. Dopo aver scontato 6 anni per molestie, morirà da uomo libero, continuano a professare la sua innocenza.

La giustizia c’è, ma non per Annarella Bracci

Anna è sepolta presso il cimitero del Verano, nella cappella gentilizia di Raniero Marsili, che concesse alla piccola una sepoltura a sue spese.  Del suo caso, ci rimane un risvolto ‘legale’ che crea precedente: prima del ‘caso Egidi’ il fermo di polizia giudiziaria, secondo quanto previsto dal Codice Rocco, poteva durare sette giorni senza l’obbligo di avvertire un avvocato. Successivamente venne modificato in modo che potesse durare al massimo 48 ore con la notifica obbligatoria a un difensore. Ma giustizia per Annarella Bracci, quella, non c’è mai stata.

Ilaria Paoletti

Previous articleDiscarica Albano, “revocare ordinanza di apertura”: la richiesta di Bruognolo (Lega)
Next articlePagò il killer di Diabolik per un duplice omicidio: in manette pregiudicato 40enne

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here