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“Non esiste solo il Covid. Perché dopo 2 anni gli ospedali sono ancora in affanno?”: Cavanna lancia l’accusa

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Luigi Cavanna

Roma, 21 gen – “Sono trascorsi 2 anni e siamo ancora in emergenza: serviva una soluzione”: il prof Cavanna, presidente del CIPOMO – Collegio Italiano Primari Oncologi Medici Ospedalieri, lancia l’accusa.

“Sono trascorsi 2 anni e siamo ancora in emergenza: serviva una soluzione”

“Una persona che ha un tumore all’intestino non può essere operata a casa, mentre una persona con la polmonite da Covid può essere curata a casa. Bisognava lavorare meglio sulla medicina del territorio, per evitare di togliere spazio alle altre patologie. Molti pazienti sono morti e moriranno nell’assoluto anonimato, solo perché non affette da coronavirus. Sono trascorsi due anni e siamo di nuovo in emergenza: bisognava lavorare su una soluzione”. Luigi Cavanna, presidente del CIPOMO – Collegio Italiano Primari Oncologi Medici Ospedalieri –  parlando con Huffpost, denuncia lo stato della sanità a due dall’inizio della pandemia. Uno stato che più di tutti colpisce i malati con di malattie come tumori o infarti, e cioè patologie che se diagnosticate per tempo possono essere curate.

Cavanna: “Non esiste solo il Covid, non fa bene parlare solo di questo”

“Due anni in ambito medico, scientifico e sanitario sono una enormità. In due anni cambiano tantissime conoscenze, merito della ricerca, non solo biomedica, farmacologica e tecnica, ma anche organizzativa, relazionale ecc. Perché dopo 2 anni gli ospedali si stanno nuovamente riempiendo di malati Covid? Perché gli interventi diagnostici e chirurgici anche per i malati oncologici sono ancora ritardati-rimandati?” si chiede il professor Cavanna. Per lui il maggior errore è stato fatto sul territorio: “In questi due anni andava rafforzata la medicina del territorio. A una malattia infettiva, fortemente contagiosa, non può esser data risposta solo con l’ospedale. Bisogna curare a casa, a domicilio e solo se c’è bisogno si ricorre al ricovero. Non esiste solo il Covid, non fa bene parlare solo di questo. È come se le altre patologie fossero dimenticate. Ma gli ospedali erano pieni già prima dello scoppio della pandemia. Dove sono finiti allora i pazienti che occupavano quelle stanze?”.

“Bisogna curare a casa”

La situazione, invece, è ancora di piena emergenza. “Una diagnosi precoce può voler dire guarigione, una tardiva può essere una condanna a morte”. Cavanna pone l’accento su come in commercio via siano farmaci per bocca per le cure precoci a domicilio del Covid: “Si sviluppino protocolli diagnostico/terapeutici su base scientifica per le cure domiciliari e si raccolgano i dati e si faccia ricerca. La cura precoce domiciliare deve prevedere un approccio multidisciplinare tra medici del territorio, medici specialisti ospedalieri, medici delle unità speciali di continuità assistenziale. L’obiettivo deve essere quello di ridurre i ricoveri e lasciare liberi gli ospedali per pazienti non Covid”.

“Non mandate i medici agli hub vaccinali”

E consiglia anche di non dirottare i medici sugli hub vaccinali: “Si chiamino medici pensionati, si dia l’incarico a medici militari”. “L’oncologia è tra le branche più trasversali. Abbiamo bisogno del gastroenterologo, del pneumologo, del radiologo, del cardiologo, del chirurgo… Se più reparti vengono convertiti in Covid per accogliere più pazienti, se più personale viene investito su quel fronte, l’attività oncologica si riduce”.

“Rischiamo di perdere traguardi raggiunti in 10 anni”

“Mentre a marzo 2020 si è assistito e si è accettato che una buona parte degli ospedali pubblici e privati del nostro Paese fosse riconvertita per le cure esclusive di malati Covid, con sospensione o fortissima riduzione delle attività diagnostiche e di interventi chirurgici per molti pazienti, diventa ora molto difficile accettare che tutto questo si stia ripetendo dopo quasi due anni di pandemia” dice Cavanna.  “Troveremo la malattia più avanzata nei pazienti, in alcuni casi non più operabile, meno guaribile. A causa della pandemia rischiamo di perdere i traguardi raggiunti in dieci anni”: una previsione nefasta, ma molto vicina alla verità.

Ilaria Paoletti

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