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Dalla Cirinnà a Conte, se la camera ardente di Sassoli diventa una passerella

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Camera ardente Sassoli
Camera ardente Sassoli

Roma, 14 gen – La camera ardente allestita presso il Campidoglio per David Sassoli ieri è stata ovviamente omaggiata da numerosi personaggi della politica italiana. Questo è comprensibile. E’ meno comprensibile, tuttavia, perché mai personalità di spicco delle istituzioni e rappresentanti dei partiti abbiano deciso di omaggiare l’ex Presidente del Parlamento Europeo a suon di proclami strappalacrime e, soprattutto, con selfie scattati direttamente sul posto.

Dalla Cirinnà a Conte, se la camera ardente di Sassoli diventa una passerella

E’ un fenomeno assai simile ad un altro, molto diffuso, che spinge alcuni mitomani (quasi sempre giornalisti) a ricordare colleghi o vip appena trapassati con aneddoti che riguardano, in realtà, loro stessi. Tra i personaggi politici che proprio non hanno resistito al richiamo del ritratto da feretro troviamo il leader M5S Giuseppe Conte, che condivide un’emozionale immagine di spalle, poi c’è Enrico Letta, che con la sua espressione contrita (sotto la mascherina) si para davanti al ritratto di Sassoli sulla bara. Non poteva mancare Laura Boldrini, che condivide addirittura una galleria di foto sul suo profilo Twitter relativo alla camera ardente, e ci dà notizia di aver abbracciato moglie e figlia del defunto.  Menzione d’onore a Sergio Mattarella, o per meglio dire a chi gestisce i social media del Quirinale, che si è accodato a questo trend postando una foto del presidente della Repubblica davanti al feretro. Non era sufficiente una bella foto di Sassoli in vita per rendergli giustizia?

La palma d’oro del cattivo gusto

La palma d’oro del cattivo gusto, tuttavia, la vincono di distacco Monica Cirinnà e il marito Esterino Montino. Loro si mettono addirittura in posa davanti alla corona di fiori del Partito Democratico – non provano nemmeno, come gli altri, a fingere umiltà condividendo foto prese da altri. No, loro si mettono in posa davanti alla corona di fiori come farebbe un turista che finge di tenere la torre di Pisa. Persino i social media manager di Taffo – l’irriverente agenzia di pompe funebri – ci tengono a commentare la foto di Montino e signora, e lo fanno con un laconico (ma evocativo): “Raga, no”.

Sapete, Vittorio Gassmann sulla sua lapide volle questa scritta: “Non fu mai impallato”. Il perché lo spiegò lui stesso: “È un termine tecnico cinematografico: è impallato ciò che si nasconde alla macchina da presa. Io mi sono sempre fatto vedere, mi sono esposto e, a teatro, credo addirittura d’ aver avuto un certo coraggio, che per me, date le premesse, è il massimo”. Ma nel 2022, tempo in cui la recita è continua, tutti noi rischiamo di essere impallati da amici e colleghi, sia da vivi che – soprattutto – da morti.

Ilaria Paoletti

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