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Acca Larentia, 44 anni fa la strage senza giustizia. Ma il ricordo resta

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Acca Larentia

Roma, 7 gen – Acca Larentia, 44 anni fa la strage mai dimenticata. Erano le 18,30 del 7 gennaio 1978 quando cinque ragazzi erano in via Acca Larenzia, una delle sezioni romane del Movimento Sociale Italiano, quando furono travolti da una tempesta di proiettili, vittime di un agguato politico. Ad Acca Larentia persero la vita tre militanti: Franco Bigonzetti, Francesco Ciavatta e Stefano Recchioni. Vittime dell’odio politico che ancora oggi vengono ricordati da migliaia di giovani.

Acca Larentia, 44 anni fa la strage mai dimenticata

Nel corso dell’agguato, Franco Bigonzetti, appena 20 anni, muore sul colpo. Tre militanti riescono a trovare rifugio nella sede del MSI, anche se uno di loro è stato colpito ad un braccio.  Francesco Ciavatta viene colpito alle spalle mentre tenta di fuggire: spirerà poco dopo in ambulanza. Con le ore che passano, la rabbia per quanto accaduto sale: militanti del MSI si ritrovano davanti alla sede teatro della tragedia. In poco tempo, la strada si riempie di folla.

I misteri che circondano la strage

A questo punto c’è l’intervento della Polizia: iniziano gli scontri tra militanti e agenti, fino a quando non si sentono – di nuovo – degli spari. Uno di questi proiettili finisce nella testa di Stefano Recchioni, 18 anni. Anche lui spirerà dopo due giorni. Ancora oggi nessuno sa di chi sia la responsabilità di questo colpo di pistola. Perché Acca Larentia oltre che tragedia è sinonimo di ‘mistero’: oltre a quello che circonda il colpo fatale che ha centrato Recchioni, c’è anche quello della della mitraglietta Skorpion, l’arma utilizzata dagli assassini durante l’attacco e ritrovata nel 1988 in un covo delle Brigate Rosse a Milano. Fu usata per altri tre agguati. Solo dopo un’interpellanza parlamentare del 2013, si è scoperto che l’arma fu inizialmente acquistata legalmente nel 1971 da Jimmy Fontana, che poi la perse, e rivenduta 6 anni dopo ad un commissario di Polizia.

La rivendicazione

In prima battuta l’attentato fu rivendicato dai Nuclei Armati per il Contropotere Territoriale: «abbiamo colpito duro e non certo a caso», diceva una cassetta registrata con la rivendicazione. Ma nel 1987 la giustizia (grazie alla confessione di una militante pentita) identificò i 5 militanti di Lotta Continua responsabili dell’agguato. Furono accusati per i duplice omicidio. Oggi davanti alla sezione di Acca Larentia una targa commemora il sacrificio di quei tre giovani. E ogni anno migliaia di militanti, nella data dell’attacco, li ricordano, nonostante gli appelli dell’Anpi a vietare tali manifestazioni. Manifestazioni che si sono sempre tenute nell’assoluto rigore e ordine, ma che a qualcuno danno ancora fastidio, forse perché non scacciano il ricordo delle cattive coscienze.

Mollicone (FdI): “Gualtieri individui una strada per intitolarla alle vittime”

“Nell’anniversario della tragedia di Acca Larentia, cerchiamo ancora la verità su chi ha ucciso Franco Bigonzetti e Francesco Ciavatta, giovani militanti che persero la vita sotto i colpi di una mitraglietta Skorpion, proveniente dall’Est Europa, finita fino nelle mani di un commissario di polizia, misteriosamente persa, mentre uscivano dalla storica sezione – dichiara in una nota il presidente dell’Intergruppo “La verità oltre il segreto”, deputato Federico Mollicone di Fratelli d’Italia- altri due furono uccisi, Stefano Recchioni, il giorno dopo l’attentato, e Alberto Giaquinto, l’anno successivo, proprio mentre commemorava i drammatici eventi. La sera in cui venne ucciso Recchioni, come descrive Valerio Cutonilli, erano presenti elementi provocatori che spararono mai poi identificati. Sono vittime del terrorismo riconosciute dallo Stato: sotto il governo capitolino di centrodestra venne approvato il toponimo. Il Sindaco Gualtieri individuii, nell’ottica della conciliazione nazionale, una strada o uno slargo nella vicina Villa Lazzaroni per l’intitolazione”.

Ilaria Paoletti

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