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Viterbo, reazione allergica dopo vaccino: le negano esenzione per il Green pass

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viterbo, reazione allergica vaccino
viterbo, reazione allergica vaccino

Roma, 26 ott – Una storia assurda quella che viene da Viterbo, dove una donna ha una reazione allergica al vaccino e, nonostante ciò, le negano esenzione per il Green pass.

Viterbo, reazione allergica dopo vaccino

La notizia, riportata dal Corriere di Viterbo, riporta di una ragazza di appena trentuno anni, parrucchiera, che adesso sarà  costretta a fare anche il richiamo del vaccino Pfizer presso l’ospedale di Belcolle, davanti ad un anestesista e di un allergologo. Perché? Perché senza non avrà il green pass, che le serve per lavorare. E ciò nonostante venti giorni fa, a causa della prima dose del vaccino, il corpo le si sia riempito di grosse vesciche rosse e abbia accusato un dolore forte al petto.

Il dolore al petto e le macchie rosse

La ragazza, assieme al fidanzato, si è presentata  regolarmente nella Sala Mice del Centro Marcantoni di Civita Castellana per ricevere la prima dose di vaccino Pfizer. La parrucchiera ha già avuto reazioni allergiche a farmaci antinfiammatori in passato e si è premurata di scriverlo nel foglio da consegnare al medico prima della somministrazione. Ma nessuno sembra averci fatto caso: infatti, venti minuti dopo l’iniezione del vaccino, inizia ad avere prurito sul tutto il corpo, che le si cosparge di chiazze rosse. La situazione col passare delle ore non migliora, bensì peggiora: accusa un dolore al petto. Dopo qualche ora torna alla Sala Mice e da lì i sanitari la mandano al pronto soccorso dell’Andosilla. Qui le vengono prescritti degli antistaminici.

Ma niente esenzione per avere il green pass

La ragazza va come suo dovere a lavorare nei giorni seguenti, ma sta male. Non diminuiscono né macchie né fitte al petto. E domenica scorsa, data avrebbe dovuto fare il richiamo, richiede giustamente un’esenzione dalla seconda parte della vaccinazione che le permetta, tuttavia, di avere il green pass. La risposta? Un secco no. L’unico modo di venire fuori da questa palude burocratica è fare comunque la seconda dose, ma in una struttura protetta: “Ho chiesto alla dottoressa di mettermi nero su bianco che la mia fidanzata era nelle condizioni di poter fare il richiamo ma lei non ha voluto prendersi la responsabilità. Ne è nata un’accesa discussione, ho minacciato anche di chiamare i carabinieri”, dice il ragazzo al Corriere di Viterbo.  “Non ha potuto mettersi nemmeno in malattia perché l’Inps non paga i giorni per questo tipo di reazioni. Se non vuole essere licenziata deve fare per forza la seconda dose, correndo i rischi di una nuova reazione”. E dire che i soloni della pandemia, come Burioni, pretendono di indagare sulla vita privata di chi rifiuta il vaccino (vedi caso Mietta) sostenendo che esistono solo due categorie per le esenzioni …

Ilaria Paoletti

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