Home Cultura Alessandro Borghese: “Non trovo chef: ora tutti vogliono stipendio e garanzie”

Alessandro Borghese: “Non trovo chef: ora tutti vogliono stipendio e garanzie”

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Alessandro Borghese, immagine via Instagram @borgheseale
Alessandro Borghese, immagine via Instagram @borgheseale

Roma, 25 ott  – Alessandro Borghese, celebre cuoco per la tv e non solo, parla della sua difficoltà a trovare nuovi collaboratori, specialmente dopo il Covid: “Non trovo chef. Ora vogliono garanzie e turni regolamentati”.

Alessandro Borghese: “Non trovo chef”

Io ero aperto sette giorni su sette pre-pandemia, adesso cinque. Vorrei tornare a sei, ma comunque terrò chiuso un giorno. Il riposo e i turni sono fondamentali. Sono alla perenne ricerca di collaboratori: ma fatico a trovare nuovi profili, sia per la cucina che per la sala” ha spiegato Alessandro Borghese,  chef e conduttore tv, in un’intervista al mensile Cook del Corriere della Sera.

“Il Covid ha cambiato tutto”

“Sicuramente bisogna lavorare in modo diverso. Sta già succedendo” confessa Alessandro Borghese “io ero aperto sette giorni su sette pre-pandemia, adesso cinque”. “Vorrei tornare a sei, ma comunque terrò chiuso un giorno. Il riposo e i turni sono fondamentali” ha detto il cuoco “sono alla perenne ricerca di collaboratori: ma fatico a trovare nuovi profili, sia per la cucina che per la sala”.

“Ora vogliono stipendi più alti, turni regolari”

“Mentre la mia generazione è cresciuta lavorando a ritmi pazzeschi – ha proseguito Borghese – oggi è cambiata la mentalità: chi si affaccia a questa professione vuole garanzie. Stipendi più alti, turni regolamentati, percorsi di crescita. In cambio del sacrificio di tempo, i giovani chiedono certezze e gratificazioni. In effetti prima questo mestiere era sottopagato: oggi i ragazzi non lo accettano“. “Il tempo, oggi, è la vera moneta. La mia stessa brigata – ha aggiunto – si è rivoluzionata radicalmente: sono andate via figure che stavano con me da più di dieci anni, sono tornate nelle loro regioni d’origine, dove hanno scelto un lavoro che richiedesse meno fatica psicologica, mentale e fisica”.

“Anche chi lavorava con me da 10 anni se n’è andato”

“Sono molte le ragioni di questo crollo nelle “vocazioni” per la cucina, secondo lo chef: “Tanti non stanno davvero cercando, si vede che non sono interessati. Altri approfittano della situazione: sanno che c’è tanta domanda perciò fanno richieste eccessive. Io cerco la misura: persone che magari non sanno cucinare benissimo, ma che siano educate e desiderose di imparare. La mia azienda saprà ricompensarle, noi ai dipendenti offriamo anche corsi di inglese e di sommelier, ma deve instaurarsi un rapporto di fiducia reciproco”.

Elisabetta Valeri

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Romana, classe 1987, cresciuta a Primavalle. Laureata in giurisprudenza, giornalista da per passione e voglia di raccontare la città

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