Home Approfondimento “Maid”, ovvero come raccontare la forza delle donne senza scadere nel becero...

“Maid”, ovvero come raccontare la forza delle donne senza scadere nel becero femminismo

0
Maid Netflix

Roma, 20 ott  – Su Netflix c’è Maid, serie con protagonisti Margaret Qualley, Nick Robinson e Andie MacDowell. La serie è basata sul romanzo Maid: Hard Work, Low Pay, and a Mother’s Will to Survive, che nel 2019 è entrato nella classifica dell New York Times al terzo posto tra i titoli più venduti sul mercato  Usa. A trasporre per Netflix il libro è la creatrice Molly Smith Metzler, già al lavoro su serie come Orange is the New Black.

Maid, su Netflix una storia vera

Maid racconta la storia della venticinquenne Alex, che fugge portando con sé la figlia di due anni Maddy per fuggire all’ennesima aggressione verbale e da un pugno sul muro del padre della bimba. Alex, però, come tante donne, è senza soldi e senza risorse. Nemmeno la madre le è di aiuto, perché Paula (Andie MacDowell), artista ed eccentrica, è anche bipolare. Non può contare nemmeno sul padre, con cui non ha un rapporto, da quando ha sei anni. Sean (Nick Robinson), il padre di Maddy, si presenta con un’ingiunzione per l’affidamento esclusivo della piccola, così Alex è costretta a rivolgersi ai servizi sociali.

La cosa che più colpisce di Maid, senzameno, è il fatto che è una storia vera: è l’autobiografia di Stephanie Land, autrice del libro. Come la protagonista Alex nella serie (interpretata da una folgorante Margaret Qualley che divide lo schermo con la madre Andie McDowell), anche Stephanie dell’Alaska e condivide gran parte del passato con la giovane protagonista.

Realtà senza orpelli e drammi innecessari

In sei puntate, in breve, possiamo vedere la realtà di una donna maltrattata, senza orpelli e senza drammi innecessari, senza sangue e senza urla: capiamo che i soldi contano, e contano, eccome, soprattutto se ti impediscono di avere almeno una macchina per andare a lavorare. Eppure non sono tutto. Un concetto che, invece, chi ne ha tanti non sembra afferrare subito. E quando sei una domestica (maid appunto) di persone con i soldi che ti guardano dall’alto in basso ne conosci eccome. Alex non ci restituisce l’idea di una vittima, un piccolo passero che ha bisogno di aiuto – aiuto che, magari, arriva sotto forma di un altro amore.

La realtà è fatta di sfumature (anche quella delle donne maltrattate)

Tutt’altro: l’unico altro interesse romantico di Alex, come succederebbe nella realtà, dietro la facciata del bravo ragazzo proprio non afferra il rapporto di codipendenza che si crea tra due persone come Alex e Sean. Noi comprendiamo la protagonista, non ci fa semplicemente “pena”: comprendiamo soprattutto lo sconforto e il disincanto sulle questioni pratiche. Alex è realistica, come le grafiche sui soldi che diminuiscono ad ogni piccolo acquisto, e non diventa un’eroina “solo” perché è stata maltrattata, così come Sean, il compagno, vittima a sua volta di una famiglia disfunzionale, non diventa il cattivo da film con un registro fumettistico. La realtà è fatta di sfumature e Maid le illustra tutte, senza diventare un manifesto di becero femminismo che trasforma tutti gli uomini in carnefici e le donne in vittime senza possibilità.

Ilaria Paoletti

 

 

Previous articleE’ morto l’uomo rimasto incastrato sotto la metro a Giulio Agricola
Next articleFacebook cambierà nome? Presto l’annuncio

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here