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Per quasi un italiano su due il Green pass non è efficace

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Roma, 12 ott – L’Italia è spaccata in due a causa del Green pass. Il dato emerge chiaramente dall’indagine targata EngageMinds HUB, il Centro di ricerca dell’Università Cattolica, con sede a Cremona nel Campus di Santa Monica.

Green pass bocciato dagli italiani

Solo poco più della metà degli italiani, il 56%, ritiene che il Green Pass sia una misura efficace a ridurre il rischio di contagi e dunque utile nella lotta alla pandemia da Covid-19. E soltanto il 52% pensa che sia giusto vietare l’accesso ai luoghi di lavoro a chi non sia in possesso del certificato verde. Un poco più ampia (60%) è la quota dei cittadini che vede nel Green Pass introdotto dal Governo Draghi uno strumento di responsabilità sociale. Sono alcuni dei dati emersi dalla recentissima rilevazione dell’EngageMinds HUB, Centro di ricerca dell’Università Cattolica, che già a fine febbraio 2020 sin dall’inizio della pandemia, ha attivato un monitor continuativo su atteggiamenti e comportamenti della popolazione italiana su molti aspetti di questa lunga e complessa fase di crisi. La ricerca di EngageMinds HUB è stata condotta su un campione di oltre 6000 italiani, rappresentativo della popolazione per sesso, età, appartenenza geografica e occupazione. Una bocciatura trasversale che non dovrebbe sorprendere considerate le proteste a Roma e a Milano che hanno caratterizzato lo scorso fine settimana e che si preannunciano ancora più violente con l’avvicinarsi del 15 ottobre, giorno in cui sarà obbligatorio il certificato verde anche per recarsi al lavoro.

I ricercatori: “Il Green pass non raggiunge la base per un pieno consenso sociale”

“Dalla nostra ultima rilevazione emerge che il Green Pass, approvato da poco più del 50% degli italiani, non raggiunga la base per un pieno consenso sociale”, sottolinea la professoressa Guendalina Graffigna, Ordinario di psicologia della salute e dei consumi e direttore dell’EngageMinds HUB. Dai dati emergono poi sacche cospicue di popolazione che restano incerti, rispetto all’utilità del certificato verde e all’obbligo del suo utilizzo – continua l’esperta; potremmo definirli gli “esitanti del Green Pass”. Persone – prosegue Graffigna – che, dunque, mostrano segnali di fatica, frustrazione e sfiducia verso il sistema, un atteggiamento che nel lungo termine può diventare problematico”. Gli over-60 rappresentano la fascia di età che più si discosta dal ritenere il Green Pass una violazione della libertà personale e un modo del governo di controllare i cittadini; inoltre, i senior si sentono più sicuri a seguito dell’introduzione del certificato verde.

I più contrari sono gli under 34

Queste percezioni non si riscontrano per gli individui tra i 35 anni e i 59 anni. E gli under 34, al contrario, percepiscono il Green Pass come uno strumento di violazione della privacy. D’altro canto – come appare sempre dalle analisi dell’EngageMinds HUB – rispetto alle altre fasce di età, gli over 60 sono quelli più concordi nel ritenere il Green Pass uno strumento efficace nel ridurre i contagi e necessario per accedere ai luoghi di aggregazione sociale; di converso, circa la metà degli under 34 appare essere in disaccordo con l’utilizzo del Green Pass. Ma importanti informazioni emergono da altri incroci dei dati. Dallo studio del Centro di ricerca della Cattolica appare infatti che la frazione di coloro che ritengono efficace il Green Pass nel contenimento dei contagi aumenti molto tra chi ha un reddito relativamente elevato, arrivando al 65% (rispetto al 56% della media nazionale); per contro, tra coloro che denunciano un reddito basso, questa stessa percentuale scende al 51%. Andamento analogo si riscontra per la questione dell’uso del Green Pass nei luoghi di lavoro: il 63% tra i più benestanti pensa sia giusto renderlo obbligatorio, mentre tra i meno abbienti questa frazione si ferma di nuovo al 51%.

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