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Artegiani (Lista Michetti): “Roma è una città paralizzata. Sporchiamoci le mani per darle la bellezza che merita”

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francesca artegiani enrico michetti

Roma, 1 ott – La bellezza come orizzonte. È questa la Roma di Francesca Artegiani, architetto che ha deciso di mettersi in gioco per l’assemblea capitolina con la lista civica Michetti Sindaco. In questa intervista esclusiva a RomaLife cerchiamo di conoscere la sua storia, le sue idee e la sua visione della città.

Chi è Francesca Artegiani?

Mio nonno era un contadino marchigiano che si trasferì a Roma nella Borgata di Casalotti. Mio padre aveva sette fratelli e crebbe lì negli anni ’30. Non era facile, nel dopoguerra andava in bicicletta fino al Virgilio pur di studiare al liceo classico. Mio padre non poté fare l’università perché non poteva permettersela, ma riuscì ugualmente ad affermarsi nel mondo dell’edilizia. Io sono fiera di queste mie origini, sono cresciuta a “pane e mattoni” e mi sono innamorata del lavoro del “cantiere”. E così ho deciso di diventare un architetto. Ho studiato al liceo artistico e alla facoltà di architettura, luoghi dove imperversava la sinistra, anche estrema. E dove ho potuto capire anche le ipocrisie di chi professava una certa ideologia e poi si comportava all’opposto.

Oltre alla tua professione sei attiva anche sul fronte del volontariato. Raccontaci la tua esperienza…

Collaboro con una associazione che si chiama “La Piccola Famiglia”, una onlus autofinanziata che offre la possibilità alle persone più svantaggiate e in difficoltà di partecipare al pellegrinaggio al Santuario ella Madonna di Lourdes. Noi volontari paghiamo di tasca nostra e lo facciamo per dare un po’ di respiro anche a tante mamme con figli diversamente abili, che durante la settimana del pellegrinaggio possono contare sul nostro supporto. Purtroppo anche a Roma, nella vita di tutti i giorni, queste mamme, spesso abbandonate dai mariti, si trovano sole a gestire i propri figli malati, in un contesto assolutamente non idoneo. Sporcizia, barriere architettoniche, mancanza di assistenza negano a queste persone anche solo la possibilità di fare una passeggiata con i loro figli in carrozzella. Per questo è fondamentale creare delle strutture adatte in città e offrire a queste persone un vero supporto.

Come vedi la Roma di oggi? 

Vedo una città sporca, disorganizzata, paralizzata dalla burocrazia. Una città vecchia e non adeguata. Nel mio lavoro ad esempio le procedure spesso sono ferme, dall’ufficio condoni non ti rispondono. Ci sono architetti che non sanno come mantenere la famiglia in questo momento difficile di pandemia, anche perché le pratiche non vanno avanti mentre i debiti magari aumentano. Ripeto Roma è paralizzata, è fondamentale che arrivino i soldi del Pnrr per sbloccare molte situazioni. Poi ovviamente starà alla capacità degli amministratori locali saper amministrare queste risorse. Per questo è fondamentale dare una svolta.

Cosa dovrebbe fare un sindaco secondo te? Quali sono le priorità? 

Un sindaco dovrebbe occuparsi innanzitutto delle piccole cose, non pensare alle ciclabili perché sono belle etc. Cominciamo a ripulire questa città, a togliere questi cassonetti sporchissimi circondati da animali in cerca di cibo. E oltre ai problemi di rifiuti e decoro c’è la questione dei trasporti: facciamo delle aree di parcheggio nei pressi del Grande Raccordo Anulare, lasciamo lì la macchina e poi muoviamoci verso il centro della città con delle navette elettriche. Il centro storico deve essere chiuso, deve diventare un’area veramente ed esclusivamente turistica. Ma è chiaro che se anche il centro è così sporco i turisti stanno alla larga. Io ho un b&b e me lo fanno notare spesso.

Hai conosciuto Enrico Michetti? Che impressione ti ha fatto? È il sindaco giusto per Roma?

Michetti mi ha fatto un’ottima impressione. Non solo perché sono candidata nella sua lista civica, ma perché ho conosciuto un uomo concreto e non pieno di sé (fatto raro di questi tempi), un uomo che ha sempre lavorato, una persona che conosce i problemi e se non li conosce li studia. Potrà essere un buon sindaco anche perché non è un politico. Nella sua vita professionale si è occupato di amministrazione pubblica, conosce la macchina: infatti quando parla la necessità di sbloccare l’amministrazione è un punto sempre centrale. Inoltre si è circondato di un’ottima squadra, fatta di professionisti e competenti. Ha detto che ci vogliono urbanisti con trent’anni di esperienza: noi nel nostro settore siamo pronti a dare il nostro contributo, penso sia importante lavorare dal basso e conoscere i problemi concreti di questa città. Michetti e la sua squadra possono fare molto, ma è determinante anche un ambio di mentalità da parte dei cittadini, tutti ci dobbiamo impegnare a tenere Roma pulita e decorosa. artegiani michetti sindaco

Qual è la tua idea di Roma?

Ho molta nostalgia della Roma degli anni ’60, quella dove tra le persone bastava una stretta di mano, di una città bella e pulita. È chiaro che non bisogna solo guardare al passato, ma nemmeno arrendersi al clientelismo e alla decadenza. È difficile ma anche qui possiamo raggiungere gli standard di pulizia e decoro presenti magari in comuni più piccoli. Roma è una delle città più importanti d’Europa e del mondo e non possiamo fare queste figure. L’approccio giusto è quello che abbiamo noi architetti quando arriviamo in cantiere e risolviamo in pochi minuti un problema o un imprevisto: anche per Roma bisogna essere veloci e competenti a risolvere i problemi. Roma è stessa è un grande problema collegati a tanti piccoli problemi, serve gente onesta e determinata.

Spesso ribadisci l’importanza di far conoscere una Roma diversa ai più giovani…

Certo! I bambini meritano di vedere una città che funziona perché sono il nostro futuro. Dobbiamo dare a questi ragazzi un esempio di civiltà, di coesione. I genitori spesso ci provano, ma poi il mondo fuori va in direzione contraria. Mancanza di rispetto, tecnologia onnipresente, stanchezza, tutto questo ci porta a perdere tante di quelle tradizioni che se non si conoscono e apprezzano da bambini difficilmente poi si recuperano in età adulta. Vorrei che i nostri ragazzi potessero assaporare quella città, con il profumo degli alberi e meno inquinamento, che vivevo io quando tornavo dal liceo. Si può tornare un po’ indietro andando avanti, sembra un paradosso ma sfruttando la tecnologia in senso positivo tutto potrebbe diventare più verde. Si può fare! Curiamo la nostra città che è un patrimonio mondiale riconosciuto anche dall’Unesco, creiamo delle squadre che girano quartiere per quartiere con un computerino per le manutenzioni. Serve l’attenzione ai particolari. Roma è una città paralizzata e chi può se ne va. Che vogliamo fare? Continuare così?

Davide Di Stefano

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