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Green pass, Di Martino (SLM FAST CONFSAL): “Rischio di violare libertà dei lavoratori su vaccino”

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Atac

Roma, 30 sett – Come tutti ben sappiamo, dal 15 ottobre sarà sostanzialmente obbligatorio per chi lavora essere in possesso del Green pass. Da questa nuova normativa non sono esentati i lavoratori Atac e Tpl, ovviamente, ma i sindacati si interrogano sia sulla fumosità dell’applicazione dei controlli sia sull’obbligo, per i lavoratori, di pagare di tasca propria i tamponi. Abbiamo oggi intervistato a tal proposito Daniel Di Martino, commissario di Roma della sigla SLM FAST CONFSAL: “C’è il rischio di veder violata la libertà individuale dei lavoratori in merito al vaccino”.

Dal 15 di ottobre sarà obbligatorio il Green pass per lavorare. I dipendenti di Atac e Tpl hanno ricevuto comunicazioni in merito?

Le aziende Atac e Roma Tpl hanno fatto uscire dei comunicati al personale, riportando alcuni punti del decreto legge. Siamo in attesa di una convocazione per capire le azioni che intendono mettere in campo per il relativo controllo.

Come portavoce dei dipendenti, avete perplessità circa l’applicazione dei controlli sul green pass?

La nostra perplessità, come già espressa dal nostro segretario generale Pietro Serbassi con una nota ai Ministeri competenti e alle associazioni datoriali, è data dal rischio di veder violata la libertà individuale dei lavoratori in merito al vaccino e la obbligatorietà, da parte delle aziende, di adottare tutte le misure necessarie per tutelare l’integrità fisica dei propri dipendenti dettate dalla normativa legislativa vigente. Inoltre abbiamo già inviato una nota sia all’assessorato di Roma sia alle aziende per tutelare anche i lavoratori fragili prorogando lo smart-working al 100%, condizione lavorativa mantenuta da Atac fino ad agosto e non prorogata.

Quale è la posizione del sindacato sulla sospensione dello stipendio a chi non è dotato di Green pass?

Siamo totalmente in disaccordo: basti ricordare che i lavoratori del Tpl, come pochi altri, sono gli unici che in piena pandemia e conseguente lockdown sono stati operativi senza aver ricevuto gratificazione di alcun tipo e hanno lavorato con tutti i rischi e le paure di un Covid 19 ancora sconosciuto. Ora devono vedersi sospendere lo stipendio.

E’ corretto a vostro avviso che i lavoratori debbano pagare di propria tasca i tamponi?

Riteniamo sia fondamentale la libertà individuale di vaccinarsi o non, pertanto i lavoratori che non vogliono vaccinarsi e devono sottoporsi a tamponi giornalieri devono poterlo fare senza sostenere alcun costo a loro carico, anzi: riteniamo che avendo anche delle sale mediche all’interno di alcuni depositi, queste debbano essere allestite per effettuare gratuitamente i tamponi al personale. Dei costi se ne facciano carico la Regione, Comune o lo Stato.

Ilaria Paoletti

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