Home Cronaca Roma, dimesso dall’ospedale, Angelo muore mentre torna a casa: “Perché lo avete...

Roma, dimesso dall’ospedale, Angelo muore mentre torna a casa: “Perché lo avete fatto uscire?”

0
ambulanza Incidente sul raccordo

Roma, 29 sett – Siamo nel 2021 e a Roma un uomo dimesso dall’ospedale, muore mentre torna a casa. E’ successo ad Angelino Preciutti, dimesso dal pronto soccorso dell’ospedale San Camillo dove era arrivato la mattina in ambulanza a seguito di una caduta.

Roma, uomo dimesso dall’ospedale muore mentre torna a casa

Angelino Preciutti, questo il nome dell’uomo dimesso dall’ospedale ospedale che muore non facendo nemmeno in tempo a rientrare a casa sua, e spira tra le braccia della sorella, in auto. E’ avvenuto venerdì pomeriggio in via Porzio, al Trullo. Angelino Preciutti, 65 anni, elettrauto in pensione, è morto sotto l’abitazione che divideva con l’anziana madre e un’altra sorella. Inutile l’intervento del 118 per rianimarlo: non è rimasto che constatarne il decesso, annotato, come spiegano i familiari, alle 18.45.

“Già durante il tragitto stava male”

“Già durante il breve tragitto – racconta la sorella Nadia al Messaggero – mio fratello stava molto male. Quando me lo hanno riconsegnato al pronto soccorso aveva le labbra bianche e disidratate, il fiato corto. Ma pensavo che fosse dovuto alla costola incrinata di cui mi aveva parlato al telefono la dottoressa che lo ha dimesso. Invece a ogni buca era un sussulto. Nel breve viaggio da Monteverde più volte mi sono dovuta fermare e Angelino, che odiava gli ospedali, questa volta mi chiedeva: perché mi hanno fatto uscire?

“Perché lo hanno dimesso?”

Angelino da sei anni combatteva la sua guerra contro una mastocitosi che lo aveva debilitato. “Una battaglia che portava avanti con dignità seguendo le terapie – spiega ancora la sorella – ma venerdì mattina è caduto mentre si toglieva le scarpe e abbiamo chiamato l’ambulanza. Erano le 9 e alle 11 ancora non si sapeva dove lo avessero portato”. “Quando arrivo al San Camillo mi dicono che è inutile aspettare lì, che saremmo stati chiamati. Al telefono una dottoressa mi ha detto, più tardi, che mio fratello aveva una costola incrinata e che avrebbe avuto bisogno solo di stare a riposo, quindi di andare a prenderlo. Secondo lei Angelino era trascurato, in realtà stava male. Alle 17,30 è stato dimesso”, racconta la donna.

“Non succeda ad altri”

“Arrivati sotto casa, Angelino non riusciva più a respirare. Ho chiamato i soccorsi ma aveva già sbarrato gli occhi. Gli infermieri hanno tentato a lungo di riportarlo in vita ma è stato inutile. Ecco, adesso c’è quella domanda di Angelino che mi rimbomba nella testa: Perché mi hanno fatto uscire?”. Adesso la famiglia sta pensando a passare alle vie legali, ma più di tutto “quello che più ci interessa è che questo dramma non si ripeta ad altri. Che prima di mandare qualcuno a casa da un luogo a cui ci si era affidati per le cure, si adottino tutte le cautele, senza scaricare le responsabilità sulle famiglie”.

Luciano Guido

Previous articleMarrazzo del Partito Gay ha una priorità chiara: “Ripristiniamo arcobaleno a fermata metro Colosseo”
Next article29 settembre, la canzone sul tradimento di Battisti e Mogol: storia di un brano che scampò alla censura
Avatar
Luciano Guido, classe 1982. Appassionato sin da piccolo di fumetti, film e scrittura. Ama lo sport ed è particolarmente affezionato alla zona del litorale sud della Capitale

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here