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Pippo Franco: “L’uomo è diventato un codice a barre. Il conformismo ha ucciso il senso poetico dell’esistenza”

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Pippo Franco

Roma, 28 set – La rinnovata Barcheria del laghetto dell’Eur attende l’arrivo di Enrico Michetti mentre i candidati della lista civica del “professore” già sono alle prese col buffet. Pippo Franco – anche lui in lizza per un posto al Consiglio comunale di Roma – preferisce starsene in disparte a godersi il tramonto. “Pippo ma te li posso rubare due minuti per un’intervista?”. “Come no, mettemose dellà”.

Pippo Franco insieme a Michetti

L’evento è elettorale. È la prima domanda è banale. “Perché hai scelto di sostenere Michetti?“. “Conoscevo Michetti e il suo passato radiofonico, ho partecipato ad alcuni suoi incontri. Poi lui mi ha chiesto appunto se volevo fare una lista civica e quindi candidarmi con lui. Io ho accettato ben volentieri, anche se ho subito detto che la mia pertinenza riguardava semplicemente l’assessorato alla cultura. La mia strada è quella, ho accettato di mettermi a disposizione perché ritengo che la città è stata particolarmente abbandonata sotto questo profilo, la grandezza di Roma resta ignota mentre si può fare tantissimo. Michetti mi sembra la persona adatta, perché è preparato anche sotto il profilo culturale, oltre agli argomenti di sua pertinenza su cui ha idee e competenza”.

La polemica sul vaccino con Myrta Merlino

Impossibile non chiedere a Pippo Franco delle polemiche seguite alle sue dichiarazioni su libertà di scelta e vaccino. “Myrta Merlino è trasalita, di certe cose non si può parlare?”. “Io ho partecipato al programma della Merlino solo essendo me stesso, non posso tradire me stesso. Il programma è molto seguito e ne hanno parlato in molti. Io da vaccinato ho risposto alla sua domanda, ribadendo il fatto che la libertà dell’individuo è fondamentale. Ho solo detto quello che pensavo”. “E del green pass che ne pensi?”. “Io il vaccino ce l’ho…Ritengo però che l’individuo debba essere sempre libero”.

“Qual è il tuo rapporto con la Roma di oggi? Che differenze vedi con la città in cui sei cresciuto e ti sei affermato?”.  “Vedo una totale assenza di quella che è stata Roma storicamente, nessuna connessione con la sua storia, Roma Caput Mundi è diventata Roma Caput. L’arte, il teatro, il cinema, la letteratura, la poesia sono del tutto inesistenti. Io nasco come pittore, ho fatto l’accademia e tra i miei professori ci sono stati Renato Guttuso e Giulio Turcato. Avevamo un rapporto amichevole io sono sempre stato considerato un artista perché ero esplodente al liceo artistico, ho fatto prima il pittore contemporaneamente il musicista, suonavo nei locali notturni, poi ho disegnato fumetti per tre anni, il cantautore, poi l’attore, poi lo sceneggiatore, lo scrittore. Ho scritto la musica di dieci film me ne ero pure dimenticato. A Roma si potrebbero fare tante di quelle cose…ma non solo non se ne parla, non vedo la Capitale della cultura. In tutti i campi”.

Pippo Franco contro il politicamente corretto

Che ne pensi del clima politicamente corretto di oggi? Figure come Pingitore e Castellani, alternativi anche all’egemonia culturale della sinistra, un tempo riuscivano comunque ad esprimersi liberamente. Oggi sarebbe possibile? “Prima aveva senso, era anche scorretto. Tutto quello che non era dichiaratamente di sinistra, magari anche di centro, io ero amico di Andreotti per dire, era considerato di destra. Anche se spesso di destra avevamo ben poco. Oggi tutto questo discorso non ha più senso, prima esistevano realtà nazionali, oggi esiste il mondo. È scomparso il senso poetico dell’esistenza, l’epoca di cui stiamo parlando era molto creativa. A Roma c’erano moltissime gallerie d’arte, i miei amici di allora si chiamavano Mario Schifano, Tano Festa, Franco Angeli sono le persone che ho frequentato e con cui sono cresciuto. All’epoca era presente la conoscenza artistica e poetica della vita, adesso tutto questo è stato sostituito dagli aperitivi, dai pensieri convenzionali, l’uomo non guarda più se stesso, è diventato un numero e un codice a barre. È questo l’argomento che mi interessa e per cui ho deciso di correre questa avventura”.

Pippo Franco e Davide Di Stefano
Pippo Franco e Davide Di Stefano

Quali riferimenti politici e culturali senti più vicini? Esistono delle risposte a questo appiattimento? Io la penso come Cacciari, è tutto quanto da ricostruire. Io sto parlando del vuoto. Se non vediamo il vuoto tutto il resto non conta. Non ci sono punti di riferimento, io sono aperto a tutte le culture, a tutto ciò che porta l’arte ad essere l’espressione dell’esistenza, ho una visione artistica della vita. È l’interiorità dell’uomo, poi tu mettici quello che vuoi, io parlo dell’uomo interiore non dell’uomo esteriore. Oggi la vita esteriore ha avuto il sopravvento su tutti gli altri modi di essere, mentre io mi riconosco solo col rapporto con l’infinito. Se non c’è quello la vita non ha senso.

La speranza con “la esse minuscola”

“Senti Pippo, invece tornando un po’ più in basso con gli argomenti…”Aò meno male che erano due minuti l’intervista!”. “Il 3 e 4 ottobre che succede? Un pronostico? Sensazioni?” La mia è una sensazione di speranza con la s minuscola, sennò andiamo a finire da un’altra parte. Credo che ormai tutti hanno capito che la realtà è quella che è. “Sì ma Michetti vince o no?” La sofferenza dei romani è molta. Penso che ho buone probabilità di uscire vincitore”.

Davide Di Stefano

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