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Francesca Neri, il suo dramma: “Combatto con la cistite interstiziale”. Cosa è la malattia e come si può curare

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Roma, 28 sett – Grazie alla commossa testimonianza di Claudio Amendola e di sua moglie Francesca Neri si sta parlando molto della  cistite interstiziale. Ma cosa è questa malattia e come si può combattere? Andiamo a vedere.

Cosa è la cistite interstiziale

La cistite interstiziale sii tratta di una “disfunzione cronica a carico delle pareti pelviche che rende difficile e continuo l’urinare” e che provoca “dolore, percepito come costante oppure ciclico, da più di sei mesi”. Invalidante e dolorosa, non ha ancora un’eziologia chiara: a differenza della cistite comune, si ritiene non sia causata da infezione batterica. La definizione di cistite interstiziale che propongono gli esperti dell’istituto ospedaliero Humanitas è anche la problematica di cui ha dichiarato di soffrire l’attrice Francesca Neri, come emerso recentemente dal libro autobiografico intitolato “Come carne viva”.

Non sono chiare le origini

Come sottolinea anche un articolo del “Corriere della Sera” sul tema, la cistite interstiziale o dolore pelvico cronico è dunque una malattia invalidante e dolorosa, le cui cause non sono ancora del tutto chiare. Si tratta di una condizione infiammatoria cronica della vescica, ricordano gli esperti di Humanitas, che può colpire persone di qualsiasi età e sesso, ma che è più frequente tra le donne. A differenza dalla cistite “comune” non è causata da stress, ma viceversa il dolore continuo può causare disturbi psicologici quali ansia e depressione.

“Lenta ma progressivamente ingravescente”

“L’evoluzione della malattia è lentamente ma progressivamente ingravescente, con deterioramento delle funzioni vescicali e ripercussioni che possono avere un impatto negativo sulla qualità della vita”, sottolineano ancora i medici. Come detto, le cause della cistite interstiziale non sono ancora del tutto certe. Possono farne parte infezioni delle vie urinarie, un intervento chirurgico oppure una malattia di origine virale. L’ipotesi maggiormente accreditata, secondo gli specialisti, è però quella legata ad un “progressivo indebolimento del rivestimento delle pareti vescicali, costituito da glicosaminoglicani, con funzioni di sostegno e protezione”.

I sintomi

Per quanto concerne i sintomi, in circa un terzo dei casi, sono gli stessi della “classica” cistite e comprendono un bisogno continuo di urinare, bruciore, dolori pelvici, ma al contrario di quanto accade nella forma più comune, non si riscontrano segni di infezione urinaria, con le analisi microbiologiche che, di solito, risultano negative e con gli antibiotici che non risultano avere un effetto sulla malattia. Tra l’altro, come ricordano i medici, il dolore correlato spesso può interferire con la vita sessuale, che può risultare ostacolata da questo disturbo. “Gli uomini possono manifestare dolore ai testicoli, allo scroto, al perineo o al pube, e avere eiaculazioni dolorose” e sembra che la cistite interstiziale possa anche essere associata ad alcune condizioni croniche e sindromi dolorose tra cui “la vestibolite vulvare, le fibromialgie e la sindrome del colon irritabile”.

Non è facile avere una diagnosi

Nella maggior parte dei casi, per i pazienti che soffrono di cistite interstiziale non è semplice arrivare ad una diagnosi. Tra gli esami utili ci sono quello delle urine e l’ecografia dell’apparato urinario che possono escludere altre patologie vescicali con sintomi simili. Ma anche l’uretrocistoscopia, ovvero l’endoscopia della vescica attraverso l’uretra che può evidenziare “eventuali emorragie puntiformi e ulcere, caratteristiche della malattia”. Per lenire il dolore, spiegano gli esperti, si può procedere con la distensione della vescica, eseguita in anestesia generale, attraverso cui viene riempita la vescica con una soluzione fisiologica. Ma, in generale, per curare la malattia occorre combinare differenti trattamenti. Tra questi, terapie orali, basate su farmaci che tendono a riparare la mucosa vescicale danneggiata, oltre che su antidepressivi, antinfiammatori, analgesici e antistaminici. Sono contemplate anche terapie endovescicali, “con instillazione di glicosaminoglicani”, mentre può essere anche indicato l’utilizzo di “soluzioni a base di acido ialuronico e condroitinsolfato che possono migliorare la sintomatologia”. L’ideale, comunque, sarebbe arrivare ad una diagnosi precoce per evitare danni potenzialmente irreversibili e con l’obiettivo di mettere a punto prima possibile una terapia idonea al singolo caso

Ida Cesaretti

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