Home La Settimana Economica Evergrande: un secondo virus dalla Cina ma per le multinazionali

Evergrande: un secondo virus dalla Cina ma per le multinazionali

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Evergrande virus Cina
Roma, 25 set – Sono giorni che si vive il rischio di un secondo virus dalla Cina – ma questa volta l’aspetto sanitario non c’entra – in relazione all’ipotesi di default del più grande sviluppatore immobiliare cinese: la Evergrande. Le situazioni che hanno portato questa tempesta sono molteplici e incutono terrore non solo in Asia ma a livello mondiale. Sappiamo che su società con capitalizzazioni tali e solide si accodano centinaia di investitori, oltre finanziarie e istituti di credito, che ora non dormono la notte per questo rischio default.

Le mosse di Pechino

Il governo cinese non si vede predisposto ad aiutare se non con un’iniezione di liquidità che però, a mio parere, serve per poter staccare cedole anche se fino ad ora non si vede luce per gli investitori. La situazione è drastica e addirittura paragonata a contagi come nel caso Lehman Brothers. Appena uscita la notizia si pensava potesse avere una reazione pesante sulle borse mondiali che invece hanno mostrato indifferenza a tale situazione, ma continuano ad essere sensibili a banche centrali e dati sull’inflazione (ma questa non è una novità).

Evergrande: una nuova Lehman Brothers?

La base di questi nomi e settori europei, come quello del lusso o quello finanziario, sono solidi e quindi nella peggiore delle ipotesi subiranno una svalutazione ma, se analizzata per bene, può essere un opportunità d’ingresso. Anche perché dopo la crisi del 2008 si riuscì a limitare i danni e, molto probabilmente, ci si riuscirà anche con la crisi Evergrande.  Ora come ora il vero fastidio è la mancanza dello stacco del dividendo che gli investitori non hanno ricevuto e ora bisogna avere pazienza per l’attesa dei 30 giorni in cui la società è obbligata a chiarire le intenzioni.
Dr. Andrea Di Giacomo
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