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Trattativa Stato-Mafia, assolti dell’Utri e i carabinieri: ecco perché

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Trattativa Stato-Mafia

Roma, 24 set – Epilogo per la trattativa Stato-Mafia con una sentenza che getta una quantità di luci e ombre sulle vicende che hanno coinvolto pezzi delle istituzioni e boss di Cosa Nostra. Assolto Dell’Utri. Assolti gli ufficiali dei carabinieri coinvolti nel processo sulla trattativa Stato mafia. Pena ridotta per il boss Leuluca Bagarella, confermata invece la condanna di primo grado per Antonino Cinà, medico fedelissimo di Totò Riina. La corte d’assise d’Appello di Palermo, presieduta da Angelo Pellino, ha parzialmente riformato le condanne di primo grado per minaccia a corpo politico dello Stato a carico dell’ex senatore Marcello Dell’Utri, degli ufficiali dei Carabinieri il generale Mario Mori, il colonnello Giuseppe De Donno, il generale Antonio Subranni tutti assolti e dei boss mafiosi Leoluca Bagarella (pena ridotta da 28 a 27 anni) e Antonino Cinà (pena confermata a 12 anni). Le motivazioni della sentenza saranno rese note in seguito intanto proviamo a ricostruire l’iter giudiziario per indagare il cambio di rotta dei magistrati.

Trattativa Stato-Mafia: ecco come è nata

L’accusa, rappresentata dai sostituti procuratori generali Sergio Barbiera e Giuseppe Fici, alla fine della requisitoria aveva chiesto il rigetto dei ricorsi e la conferma delle condanne di primo grado. Il processo era iniziato il 27 maggio 2013. La vicenda della trattativa nasce dalle dichiarazioni del pentito Brusca ai magistrati di Firenze che indagavano sulle stragi di mafia del 1993 e dalle dichiarazioni di Massimo Ciancimino, figlio dell’ex sindaco mafioso di Palermo Vito Ciancimino. Le indagini sono state portate avanti da un pool di magistrati della Dda di Palermo Antonino Di Matteo, Roberto Tartaglia e Francesco Del Bene, con il coordinamento del procuratore aggiunto Vittorio Teresi. In una prima fase parteciparono all’indagine anche Antonio Ingroia e Lia Sava.

Ingroia: “Sentenza double face”

“E’ una sentenza che va valutata attentamente e per questo si devono attendere le motivazioni. A me pare comunque che, secondo i giudici di appello, la trattativa c’è stata ma gli investigatori avrebbero agito a fin di bene. Da qui la loro assoluzione perché il fatto non costituisce reato”. E’ per questo che l’ex magistrato Antonio Ingroia, simbolo del processo per la trattativa Stato-mafia, parla di una “sentenza double face”: da un lato accoglie la tesi dell’esistenza storica di un dialogo con i vertici della mafia e dall’altro avalla la spiegazione che quelli erano “colloqui di polizia giudiziaria”. Da altri punti del verdetto Ingroia trae poi il convincimento che i giudici abbiano confermato “l’esistenza di un papello con le richieste dei boss”. “Il dispositivo – aggiunge – mi induce a pensare pure che, secondo la corte, il papello sarebbe arrivato al potere politico, cioé al governo. E così si spiega la condanna di Antonino Cina’, il medico di Riina accusato di avere portato ai suoi interlocutori l’elenco delle richieste”.

Condannati i boss mafiosi nella trattativa Stato-Mafia che non c’è

Gli imputati nel processo sulla trattativa Stato-Mafia erano gli ex ufficiali del Ros dei carabinieri Mario Mori, Antonio Subranni e Giuseppe de Donno, l’ex senatore di Forza Italia Marcello Dell’Utri, i boss Leoluca Bagarella e Antonino Cinà, tutti accusati di minaccia a Corpo politico dello Stato. Nel corso del processo d’appello è stata dichiarata prescritta l’accusa a carico di Massimo Ciancimino che rispondeva di calunnia aggravata e concorso in associazione mafiosa. Prescritta anche la posizione del pentito Giovanni Brusca, che ha goduto degli sconti di pena previsti per i collaboratori di giustizia. Secondo la sentenza del processo di primo grado, pronunciato dal presidente della corte d’Assise Alfredo Montalto il 20 aprile 2018, la trattativa ci sarebbe stata. Il patto scellerato tra pezzi dello Stato e Cosa nostra sarebbe stato siglato. La Corte d’assise di Palermo ha inflitto 28 anni a Bagarella, 12 a Dell’Utri, Mori, Subranni e Cinà e 8 a De Donno e Ciancimino. Per Brusca è stata dichiarata la prescrizione. Sotto processo, ma per il reato di falsa testimonianza, era finito anche l’ex ministro dell’interno Nicola Mancino che è stato assolto. Per Marcello Dell’Utri sono state punite le condotte commesse contro il governo Berlusconi: i carabinieri del Ros sono stati condannati per i fatti commessi fino al 1993, Dell’Utri per i fatti del 1994; da una parte la trattativa sarebbe stata intavolata dai carabinieri, da un certo punto in poi da Dell’Utri. Assolto l’ex ministro Nicola Mancino, accusato di falsa testimonianza.

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