Home Cronaca Virologi in tv solo se autorizzati: la rivolta dei camici bianchi

Virologi in tv solo se autorizzati: la rivolta dei camici bianchi

0
virologi in tv
Roberto Burioni, Matteo Bassetti e Massimo Galli

Roma, 23 set – Virologi in Tv solo se autorizzati: è questo il contenuto dell’ordine del giorno approvato ieri dalla Camera dei deputati. Il provvedimento, firmato dal medico e deputato Giorgio Trizzino, è stato inserito tramite emendamento nel Dl Green Pass accolto dal governo.

Interviste ai virologi con il permesso della struttura sanitaria

Il testo prevede che i camici bianchi possano “fornire informazioni relative alle disposizioni sulla gestione dell’emergenza sanitaria in corso, tramite qualunque mezzo di comunicazione, previa esplicita autorizzazione della propria struttura sanitaria”. Ciò significa che virologi, immunologi, infettivologi e tutte le altre figure che abbiamo imparato a conoscere con l’avvento del Covid, potranno rilasciare interviste e dichiarazioni solo previa autorizzazione della loro struttura sanitaria.

Galli: “Chiedere il permesso? E’ grottesco”

Il primo a sollevarsi contro il provvedimento del governo è stato anche il primo a entrare nei salotti degli italiani: Massimo Galli, infettivologo e primario dell’Ospedale Sacco di Milano, che all’Ansa ha commentato: “Fa specie che un professionista abbia da subire una censura preventiva nell’esprimere un’opinione o su una spiegazione tecnica sul Covid. Questo è un bavaglio“.

Bassetti: “Bavaglio a medici è fascismo

“Non si può mettere un bavaglio a medici e professori che parlano sui media di come evolve una malattia infettiva perché fino a prova contraria siamo in uno Stato democratico. Limitare la libertà di parlare sarebbe gravissimo, scandaloso, questo è fascismo. Sarebbe una norma che rasenta la stupidità, il ridicolo”. Lo ha riferito all’Ansa Matteo Bassetti, direttore della clinica di malattie infettive dell’Ospedale San Martino di Genova. E subito Bassetti fa sapere di aver trovato la scappatoia: parlerà come professore universitario e non come medico. “Sono un professore universitario e per dire cosa penso in tv non devo chiedere l’autorizzazione a nessuno se parlo della mia materia – ha concluso – quella di Trizzino è una proposta liberticida”.

I medici rilanciano: “Meglio che a non parlare siano i politici”

Poi Bassetti rilancia chiedendo che il provvedimento che poco prima aveva definito “fascista” venga rivolto ai politici: “Magari invece si faccia una proposta di legge per i politici che vanno a parlare in televisione di Covid e medicina senza saperne niente, si stabilisca che dovrebbero studiare prima di parlare”. Una proposta che ha trovato il consenso anche di Massimo Andreoni, primario di Infettivologia al Policlinico Tor Vergata di Roma e direttore scientifico della Società italiana di malattie infettive e tropicali (Simit) che all’Adn ha dichiarato: “Posso capire che spesso c’è stata una sovraesposizione di colleghi ma a questo punto iniziamo a mitigare gli interventi anche dei politici che in tv parlano del virus o dei vaccini senza sapere nulla”.

Un silenzio inatteso 

Nel brusio stupisce però il silenzio di uno dei più noti camici bianchi della tv: Roberto Burioni che non si è ancora espresso né tramite giornali e agenzie di stampa né sulla sua pagina seguita da quasi ottocentomila persone solo su Facebook. Medical Facts è infatti un vero e proprio progetto editoriale, e quando il suo fondatore deciderà di esprimersi gli consentirà di ottenere una risonanza maggiore rispetto a quella di tanti suoi colleghi ospiti dei salotti televisivi. Resta infatti da chiedersi: ha senso limitare le uscite dei virologi sui media tradizionali nell’era dei social?

Previous articleMarino, “Diciamolo in piazza” proposte e idee per il futuro della città
Next article(Video) Freccero: “Green pass è uno strumento di discriminazione”

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here