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Roma, cinema in crisi: perso il 60% degli spettatori: “Col Covid gente si è abituata ai film in casa”

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Cinema Roma

Roma, 20 sett – Crisi profonda per i cinema di Roma: lo denuncia il presidente di Anec Lazio, Leandro Pesci. Il Covid e le relative regole sul distanziamento sociale imposte dal Governo hanno  affossato un settore già in crisi per la concorrenza “sleale” di Netflix, Amazon Prime e le altre grandi piattaforme digitali.

Cinema Roma, crisi nera

A fine 2019 erano 44 le strutture e 198 gli schermi a Roma – racconta Leandro Pesci, presidente dell’Anec Lazio, associazione che riunisce gli esercenti cinema, al Corriere – ora il numero è lievemente calato. Alcuni per problemi di proprietà come il Roxy, altri perché sono in ristrutturazione, come le quattro sale De Laurentis (Trianon, Savoy, Doria, Europa), di cui sicuramente due riapriranno a breve, non abbiamo certezze e notizie positive per le altre“.

Covid, la batosta finale a un settore in crisi

Il Covid, insomma, sta dando la batosta finale a un settore già duramente colpito dalla concorreza “sleale” delle grandi piattaforme di streaming e delle loro relative produzioni, esclusivo appannagio di chi paga l’abbonamento online.  “Noi siamo riaperti dal 26 aprile – continua Pesci – ma non è una ripartenza, abbiamo semplicemente aperto le porte. La gente non si è vista, sia perché mancavano prodotti appetibili, ma anche perché si sono abituati ai film a casa. Ora bisogna rieducarli a frequentare i cinema, ad uscire per vedere storie sul grande schermo”.

“Abbiamo una perdita di spettatori del 60%”

“Abbiamo una perdita di spettatori del 60%” dice il presidente dell’Anec confrontando i dati attuali con quelli del 2019 “E un’azienda che perde oltre la metà del fatturato non resiste a lungo“. Il sostegno dei ristori,  “3 milioni di euro dalla Regione per i cinema di tutto il Lazio” per Pesci sono stati “un toccasana”, ma ribadisce:  “Ora però aspettiamo le decisioni del Cts, noi vogliamo far vedere belle storie, speriamo che con green pass e mascherina si possa tornare a riempiere maggiormente le sale. Con il 30% di capienza non riusciamo a vivere”.

I teatri nella stessa criticità

I teatri, d’altronde, non se la passano meglio dei cinema, almeno a Roma: il Sistina ad esempio doveva riaprire a ottobre, ma il direttore artistico Massimo Romeo Piparo ha avvertito che la sala non riapre. “Per quelli che sono i miei parametri, non ci sono le condizioni per farlo”, ha dichiarato. Stessa situazione per l’Eliseo, che non prevede una apertura. C’è chi si fa coraggio, come il Quirino che il 24 settembre rialza il sipario con Una giornata qualunque del danzatore Gregorio Samsa, diretto da Eugenio Barba. “Ho avuto l’ennesimo choc – dichiara Geppy Gleijeses, direttore artistico del teatro di via delle Vergini – quando ho letto la cronaca dello scrittore Mauro Covacich che era felice di poter tornare al Berliner Ensemble per assistere a uno spettacolo finalmente gomito a gomito. Ma cosa siamo noi: proprio il terzo mondo? Com’è possibile che dappertutto in Europa, da Berlino a Parigi, a Londra, si possa tornare nei teatri, con green pass, mascherine e sanificazione, senza più limitazioni e contingentamento di posti, mentre in Italia continuano a persistere le limitazioni? Il ministro Franceschini si sta battendo, ma non è giusto nemmeno doversi battere per una questione del genere. È ormai assodato – continua Gleijeses – che gli spettatori, mentre assistono a una messinscena, non parlano, restano seduti al loro posto assegnato e non si sputano addosso, come invece può avvenire in altri luoghi di assembramento”.

Elisabetta Valeri

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Romana, classe 1987, cresciuta a Primavalle. Laureata in giurisprudenza, giornalista da per passione e voglia di raccontare la città

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