Home Cronaca Far west a Frosinone: un drone recapita una pistola in carcere

Far west a Frosinone: un drone recapita una pistola in carcere

0
drone

Roma, 20 set – Un vero e proprio far west quello del carcere di Frosinone, addirittura nei traffici illeciti di armi e droga in entrata e uscita sarebbe coinvolto un drone. Infatti, al detenuto che ieri ha sparato nel carcere di Frosinone, la pistola era stata recapitata con un drone, sulla finestra della sua cella: aveva la matricola abrasa e le telecamere interne hanno immortalato la scena. Cinque i colpi esplosi con quell’arma nei confronti di 3 detenuti che erano nelle loro celle e dai quali chi ha sparato era stato nei giorni scorsi picchiato: nessuno di loro è rimasto ferito. Lui è stato trasferito in un altro carcere, gli altri no, anche se si sta valutando la loro posizione.

La sparatoria in carcere a Frosinone

Il 28enne campano responsabile degli spari, è appartenente ad un clan malavitoso e, per questo, detenuto nel settore Alta sicurezza (As) del penitenziario ciociaro. Nonostante questo è riuscito a procurarsi una pistola per seminare il panico nella sua sezione esplodendo colpi contro alcuni detenuti con i quali, due giorni prima, aveva litigato. Non è chiaro se la circostanza che nessuno sia rimasto ferito sia riconducibile alla volontà dello sparatore di voler sono spaventare, oppure se si sia trattato di un fatto fortuito.

L’ipotesi del drone

Al momento la preoccupazione maggiore resta il mistero per come l’uomo si sia dotato dell’arma. L’ipotesi più plausibile, e che sconfesserebbe qualsiasi possibile complicità da parte di qualche elemento della penitenziaria, è che l’arma sia arrivata nel carcere trasportata da un drone. Una ipotesi tutt’altro che sottovalutata e che fa salire il livello di guardia. “Servono risorse economiche per dotare il personale penitenziario di strumenti tecnologici necessari a garantire la sicurezza nei penitenziari”. Lo sostiene Massimo Costantino della Cisl che ipotizza anche la possibilità di “coprire con reti le aree dove i detenuti sono all’aperto, oppure installare sistemi che rilevano il passaggio di droni. Ormai la sola vigilanza di uomini non è più sufficiente. A Frosinone, quindi, oltre al personale pericolosamente sotto organico, serve anche tecnologia un apporto tecnologico”.

La polizia penitenziaria: “Con i droni entra di tutto”

“Con la tecnologia e i droni oggi nelle case di reclusione entra di tutto”. Lo racconta all’Adnkronos Franco D’Ascenzi, rappresentante del Sappe e poliziotto penitenziario nel carcere di Frosinone, dove oggi è andato il capo del Dap in persona. “Una volta – prosegue il sindacalista – c’erano anche cinque sentinelle a vigilare la recinzione, oggi ce ne sono due per tutto il perimetro e solo nelle due ore d’aria la mattina e nelle due del pomeriggio. Intercettare un drone che porta una pistola, un’arma o un attrezzo qualsiasi, fosse pure solo un cellulare o una dose di droga, è difficilissimo, quando non impossibile. Nel carcere di Frosinone, dove sono reclusi circa 600 detenuti, la carenza di unità di Polizia Penitenziaria è spropositata, la più alta a livello nazionale, dove si assesta al 10% in media. Qui gli agenti dovrebbero essere circa 296 mentre in servizio attualmente ce ne sono 180, e solo sulla carta, perché da questi vanno scalati i colleghi del nucleo traduzione provinciale, quelli dedicati al trasferimento dei detenuti in altri istituti o nei tribunali per le udienze, quelli in ferie, malattie, permessi. Insomma, una carenza diventata cronica per cui non si riescono più a coprire i servizi e vanno fatti turni massacranti non solo per gli orari ma anche per le semplici modalità”.

Previous articleFreccero: “Sul Green Pass decida il popolo. Un referendum contro il ‘Grande Reset”
Next articleMorto di Covid l’operatore sanitario vaccinato nel primo VaccineDay

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here