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Il ristorante Doppiozeroo “adotta” l’edicola dell’Ostiense: “Una follia per salvare l’identità del quartiere”

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Edicola Ostiense

Roma, 18 set – Sono oltre trecentocinquanta le edicole chiuse a Roma negli ultimi cinque anni, l’equivalente di sei al giorno. Una mattanza di molto antecedente all’emergenza Covid che è il riflesso della crisi della carta stampata con l’avvento di internet nel commercio degli abbonamenti online. Un processo di sparizione che va di pari passo con il progredire della tecnologia ma che nell’Ostiense ha trovato la resistenza di un imprenditore coraggioso. Edoardo Marchese, quarantanove anni, è il gestore del ristorante Doppiozeroo che questa estate ha “adottato” l’edicola di quartiere impedendone la chiusura e progettando per lei una nuova vita. Ne ha parlato a RomaLife.

Edoardo, scegliere di riqualificare un’edicola è una decisione totalmente controtendenza. Come mai lo ha fatto?

È stato qualcosa di inaspettato anche per me. Ci abbiamo convissuto per anni, vista la posizione adiacente al locale e non è mancato qualche “fastidio” per gli stand esterni, quindi quando è stata messa in vendita l’abbiamo acquistata inizialmente con l’idea di smantellarla. Ma poi, complice proprio la contiguità tra l’edicola e Doppiozeroo abbiamo sempre avuto giornali e riviste sui tavoli del nostro locale, e quando li abbiamo visti vuoti ci siamo resi conto di cosa avremmo perso chiudendola. Ci siamo resi conto che era parte della nostra identità e dell’intero quartiere e abbiamo deciso di valorizzarla, una scelta che in parte è dipesa anche dall’affetto nei confronti della famiglia che la gestiva.

L’edicola era già chiusa da qualche anno prima che decidesse di acquistarla, come sta andando la valorizzazione?

Abbastanza bene, siamo ancora in una fase di rifacimento della struttura. Conserverà lo spirito di sempre ma vorremmo darle un aspetto più attuale e appetibile, quasi una “vetrina” con teche e scaffali piene di libri e riviste. Un po’ alla volta abbiamo iniziato ad aprire le teche e vendere i giornali. Ma è solo l’inizio.

Qual è il prossimo passo?

Fare eventi: presentazioni di libri, riviste, ma anche di artigianato locale ed esposizioni. Un recupero culturale a 360 gradi a disposizione della comunità dell’Ostiense. Dov’è la nostra casa.

Non dev’essere stato facile prendere questa decisione in un momento simile vista anche l’introduzione del Green pass obbligatorio nei ristoranti. Come sta andando?

Lavoriamo principalmente con i tavoli all’esterno: rappresentano la nostra salvezza ma viviamo col naso all’insù, col timore della pioggia. Qualcuno sta all’interno ma sono pochi, molti non escono se vedono la pioggia e sanno di non poter mangiare dentro. Vivere dei tavoli all’esterno è però un palliativo momentaneo, a questo punto dobbiamo ripristinare la socialità anche nei luoghi chiusi e imparare a convivere col virus. Lo dobbiamo fare per sopravvivere.

È più difficile essere un ristoratore in epoca Covid o un edicolante nell’era di internet?

Entrambe. Oggi è difficile fare il ristoratore, e fare cultura forse lo è ancora di più io. So di aver fatto una follia, ma togliere l’edicola dall’Ostiense sarebbe stato come estirpare un pezzo dell’identità del quartiere. Credo molto nei valori che rappresenta ma anche nell’innovazione: il mio ristorante nasce diciotto anni fa dalla storica attività del forno di mio padre dove andavo a dare una mano fin da bambino. Fu una scelta azzardata anche in quel caso ma non mi sono mai pentito e penso che potrebbe accadere la medesima cosa anche con l’edicola. Tradizione e innovazione possono convivere: sta a noi scegliere il modo giusto per farle dialogare.

Maria Neve Iervolino

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Maria Neve Iervolino
Maria Neve Iervolino è giornalista pubblicista dal 2017. Lavora nel campo della comunicazione digitale e della carta stampata occupandosi principalmente di cronaca e politica, con incursioni nel campo della cultura e della poesia.

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