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La Murgia accusa Calenda di maschilismo: “Non c’è cognome candidata”. Ma l’interessata spegne le polemiche

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Murgia Calenda

Roma, 13 sett – Michela Murgia ha accusato neanche troppo velatamente il candidato sindaco per Azione, Carlo Calenda, di maschilismo per aver “omesso” il cognome di una sua candidata, chiamandola col suo nome di battesimo: Cecilia.

Murgia vs Calenda, chi è “Cecilia”?

In una storia su Instagram, Michela Murgia ha scritto: “Per la categoria donne di cui non sapremo mai cognome, Carlo Calenda apre la campagna elettorale con Cecilia”. Insieme alle sue parole, la scrittrice sarda condivide la locandina che il partito di Azione ha creato per un incontro coi candidati nella zona di villa Ada nel quale, in effetti, c’è solo il nome di battesimo della candidata: Cecilia. Tuttavia è una prassi abbastanza inconsueta che, invece del maschilismo, nascondeva una realtà ben più banale che la giornalista non ha però indagato.

La diretta interessata spegne le polemiche

Ed è la stessa candidata per Azione a mettere le cose in chiaro fugando ogni accusa di discriminazione: “Gentile Michela Murgia e cari elettori, mi chiamo Cecilia Frielingsdorf” scrive la candidata su Twitter in risposta alle polemiche. “Per semplificare la possibilità di votarmi sono stata iscritta alle liste elettorali come Cecilia Frielingsdorf detta CECILIA. Spero di essere giudicata per le mie idee e non per il mio cognome”, conclude. Insomma, nessun caso di maschilismo ma semplificazione a fronte di un cognome un po’ ostico. Lo ammette la stessa Cecilia Frielingsdorf. Polemica finita?

Elisabetta Valeri

 

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Romana, classe 1987, cresciuta a Primavalle. Laureata in giurisprudenza, giornalista da per passione e voglia di raccontare la città

1 COMMENT

  1. Storia ridicola, che da entrambe le parti tradisce la mancanza di una certa consapevolezza e di capacità applicative di tale consapevolezza, che rientrano nel campo osservativo e di studio indicato come folk linguistics. Da una parte, non comunicare da subito il cognome, e perché? Perché non è Rossi ma Frielingsdorf. Credo che ogni commento ulteriore sia inutile. Dall\’altra parte l’incapacità di cogliere questo dettaglio non secondario. Anni fa a me è capitata la stessa cosa, in un’occasione molto triste, né cognome né professione, da parte di un giornalista. Ora ne fornisco la ragione: Marinella Lörinczi, troppo esotico o straniante.

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