Home Approfondimento Green Pass a scuola: come si insegna la discriminazione tra i banchi

Green Pass a scuola: come si insegna la discriminazione tra i banchi

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Green pass a scuola

Roma 5, set – La scuola è uno dei terreni più caldi su cui si gioca la partita contro il Covid-19. Quello che però avrebbe dovuto essere un fronte comune contro il virus è diventato presto un campo di battaglia addirittura in seno alla stessa – larghissima – maggioranza di governo. Prendere posizione sul tema delle misure anti Covid, scegliendo, in maniera acritica, lo schieramento della libertà individuale oppure quello della sicurezza collettiva, è però una tendenza molto insidiosa quando nel fuoco incrociato dell’ideologia finiscono i più piccoli. Un pericolo ancora maggiore quando questo avviene proprio nel luogo in cui dovrebbe essere insegnato il rispetto e il dialogo mentre le differenze dovrebbero essere ridotte il più possibile.

Da molto tempo la scuola vive una crisi profonda: infrastrutture fatiscenti, scarso turnover tra i docenti, classi di serie B in cui vengono ammassati studenti provenienti da contesti considerati “problematici”, e così via. Ora però col Covid-19 tutti questi fenomeni sono stati acuiti, portando alla luce tendenze fino a poco fa ancora sommerse. Sembrano essere destinati a crescere gli episodi di marginalizzazione e bullismo tra i banchi e nelle stanze virtuali della Dad. Cosa accadrebbe in una classe se tutti fossero costretti a indossare la mascherina a causa di un compagno che i suoi genitori non hanno voluto – o potuto – vaccinare?

Speranza: “Via le mascherine: ma solo se sono tutti vaccinati”

“Presto avremo un numero alto di classi in cui tutti saranno vaccinati, ciò consentirà di allentare le misure e togliere le mascherine”, è quanto annunciato dal ministro della Salute Roberto Speranza nel corso dell’ultima conferenza stampa di governo. Ma i fatti lo smentiscono, a una decina di giorni dall’avvio delle lezioni, fissato per il 13 settembre, la possibilità di abbassare le mascherine in classi dove tutti gli studenti sono vaccinati appare alla prova dei fatti una dolorosa utopia. Nonostante le buone prestazioni della campagna vaccinale nel Lazio, non è stato ancora vaccinato uno studente su tre: se questa proporzione dovesse restare stabile significherebbe che in ogni classe ci sarebbe un piccolo gruppo di non vaccinati. Poche persone costringerebbero tutti a tenere su la mascherina per 6-8 ore. In un contesto di adulti ci sarebbero – e ci sono – continue rappresaglie, figurarsi tra adolescenti e pre-adolescenti.

Una nuova forma di bullismo

Già più del 50% degli studenti tra gli 11 e i 17 anni sono stati vittime di bullismo da parte dei coetanei. Il cyberbullismo ha colpito il 22,2% di tutte le vittime di bullismo. Sono numeri enormi raccolti dall’Istat prima della pandemia e destinati a crescere ulteriormente proprio a causa della contrapposizione “da stadio” venutasi a instaurare nel Parlamento e di riflesso, nella società civile.

I presidi davanti a questa eventualità si sono divisi: mentre i sindacati dei presidi Dirigentiscuola, hanno dato l’assenso a questa misura, l’Associazione nazionale presidi si è mostrata più scettica, rilevando che in classe ci sarà sempre qualcuno che non è stato vaccinato – per motivi di salute o di altro tipo – causando una serie di discriminazioni.  “Tornare in classe senza mascherina è l’obiettivo che unisce il mondo della scuola – rileva Antonello Giannelli, numero uno dell’Anp – Il tutto salvaguardando la privacy degli studenti ed evitando ogni discriminazione”.

La gravità del provvedimento annunciato dal ministro Speranza risiede nel fatto che mentre le azioni vessatorie tra gli studenti sono oggetto di repressione da parte della comunità, quelle nei confronti di alunni “no vax” nella percezione comune sono sentite come “giustificate” da un’azione “sbagliata” come il rifiuto del vaccino.

Una vera e propria bomba sociale che rischia di esplodere in classe, con strascichi molto lunghi nella psiche dei più giovani.

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Maria Neve Iervolino
Maria Neve Iervolino è giornalista pubblicista dal 2017. Lavora nel campo della comunicazione digitale e della carta stampata occupandosi principalmente di cronaca e politica, con incursioni nel campo della cultura e della poesia.

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