Home Cronaca Terremoto, la storia di Amelia di Amatrice: “Questa non è vita”

Terremoto, la storia di Amelia di Amatrice: “Questa non è vita”

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Roma, 24 ago – Ricorre oggi l’anniversario di quando, nel 2016,  un terremoto di magnitudo 6 su investì Lazio, Marche, Abruzzo e Umbria. Le vittime furono 299, 140 i comuni travolti, 600 mila le persone coinvolte. Amatrice rimase rasa al suolo. Amelia lo ricorda bene.

Amelia, il terremoto e Amatrice

“Preferisco essere altrove in queste ore” racconta Amelia a Vanity Fair. Amelia con i suoi genitori gestisce ad Amatrice l’azienda agricola di famiglia, Casale Nibbi. Prodotti tipici e consegne a domicilio: “Si deve andare solo avanti, indietro non si può, ma questa è una sopravvivenza. Non è vita. Il covid ha peggiorato le cose. Se prima eravamo sull’orlo del baratro, adesso ci siamo dentro. Siamo morti il 24 agosto 2016 e oggi siamo sepolti”.

“Il paese che conoscevo non c’è più”

Il ricordo di Amelia del terremoto è vivido: “La scossa, il casino. Se ci ripenso mi sembra quasi di raccontare un film ma era la nostra vita. Ricordo moltissima confusione e a volte ho paura di dimenticare”. Amelia ha scelto di restare, “perché non puoi lasciare da un giorno all’altro un’azienda agricola ma anche perché la mia vita mi piace”. “Quella di oggi la chiamo ex Amatrice” dice “Il paese che conoscevo io non c’è più. Non ci sono più le persone, non ci sono gli edifici, di prima è rimasto solo il nome”.

“Venite a guardare i male che fa”

Oltre ai ricordi di dolore ci sono anche quelli di rabbia “di quelle persone che hanno iniziato a venire qui per scattare foto e fare video. Prima mi arrabbiavo, adesso penso “Ok, venite. Guardate il male che fa””. E sui prodotti dell’azienda, dice “non scrivo più Amatrice perché non voglio che le persone vengano da me perché sono quella della sciagura. Ma per il lavoro che non abbiamo smesso di portare avanti”.

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