Paragone: “Crisi di Governo è ennesima presa in giro, rimettiamo al centro gli italiani” | L’INTERVISTA ESCLUSIVA

by Martina Grillotti

(M.L.) Gianluigi Paragone, affermato giornalista e volto televisivo, dopo l’abbandono al Movimento 5 Stelle, è ora Leader di “Italexit – No Europa per l’Italia” e senatore. In merito al ruolo che ricopre in un’intervista esclusiva a RomaLife parla sia della crisi di Governo che della crisi economica che sta travolgendo l’Italia in piena pandemia.

So che sta per partecipare ad una manifestazione di ristoratori e commercianti, questo per Lei è un inizio di rivolta o comunque di presa di posizione di questo settore particolarmente penalizzato? 

Lo spero, prima c’era l’emergenza Covid che occupava tutte le prime pagine di giornali, ora lo è la crisi di Governo a diventare prioritaria, quindi mi auguro che queste manifestazioni e forme di resistenza siano l’inizio di una consapevolezza che ci stanno sottraendo la libertà, libertà di un’iniziativa economica, di un lavoro che abbia i fondamentali del diritto, la libertà di circolazione. Insomma, che sia l’inizio della presa di coscienza di non dover sottostare al comandamento per cui se si pensa in modo diverso si viene etichettato come negazionista o come untore: io credo che sia l’ora di un’eversione nei confronti di una strana forma, subdola, di prevaricazione.

Dopo le poderose manovre di Conte e dopo il “nessuno resterà indietro” ora si inizia a sentire il concetto che “Noi non siamo la Germania e quindi non possiamo stanziare gli stessi finanziamenti”, è po’ il gioco dell’oca e si torna al punto di partenza, quindi noi non possiamo stare in questa Europa? 

È vero, noi non siamo la Germania, noi siamo l’Italia, che è a pieno titolo è una delle più grandi nazioni al mondo, soltanto che 20 anni di tafazismo hanno convinto gli italiani di essere meno bravi, meno geniali, meno competitivi rispetto alla Germania. La Germania ha soltanto truccato le regole del gioco e costruito uno scenario sovrastrutturale che si chiama Unione Europea e l’ha costruita sulle proprie regole e quindi è chiaro che rispetto alla Germania noi abbiamo un altro tipo di regole del gioco, è come giocare a basket con il pallone da rugby. La piccola e media impresa italiana non è la piccola e media impresa tedesca, la cultura economica italiana non è la cultura economica della Germania. La Germania non è migliore dell’Italia, è diversa, allora fateci giocare ad armi pari e l’Italia torna ad essere uno dei più grandi paesi e una delle più grandi economie al mondo.

È stato tanto mitizzato il Recovery Fund, c’è tutto il collante della maggioranza e della stampa su questo argomento, in brevi capi ci può spiegare quando arriveranno i fondi, se arriveranno i fondi e a che prezzo, con quali vincoli?

Da luglio ci raccontano la favola del Recovery Fund e dei soldi che l’Europa mette a disposizione, ma l’Europa mette a disposizione la dose minima di metadone per resistere ma non c’è nulla di vero nel fatto che possa effettivamente entrare nelle tasche delle famiglie italiane, nelle tasche dei piccoli imprenditori anzi questi soggetti sono alla canna del gas perché non arrivano soldi. Si sente una grande narrazione dei soldi ma questi soldi non arrivano, è per questo che i ristoratori oggi, gli esercenti, sono costretti a violare le regole per resistere. Il Recovery Fund non è altro che l’ennesimo inganno del Mago di Oz, di chi dice che dà dei soldi ma quei soldi sono vincolati ai progetti che vogliono loro. I filoni imposti dall’Europa in nome del Recovery Fund sono la digitalizzazione e il new green deal ma cosa si intende? La digitalizzazione, che pensiamo sia una cosa buona, non è una banda più veloce per consentire una migliore connessione alle famiglie, significa solo soldi per l’algoritmo e l’intelligenza artificiale: i nemici dei nostri posti di lavoro. Il new green deal non è altro che dare una altro po’ di soldi ai top player dell’economia, cioè gli stessi che hanno fatto i soldi con il petrolio ora stanno inventando un altro modo per fare ancora soldi sui lavoratori.

Il circo mediatico ormai sta ribattendo tutte le tesi del Pd e del Cinque Stelle, siamo passati dai trasformisti ai responsabili, poi ai costruttori, poi addirittura Di Maio, dall’alto della sua poltrona, fa un appello per una maggioranza europeista, siamo ad una mutazione genetica? 

Siamo al grande inganno, siamo passati da “Mai alleanze con nessuno” ad alleanza con il primo che passa, è un governo in cui i grillini pendono dalle labbra di Tabacci, in cui i costruttori sono più che altro restauratori di poltrone, quindi siamo dentro una dinamica di palazzo dove la crisi della politica, di come resistere alle tentazioni di chi chiede le elezioni prevalgono rispetto alla crisi delle famiglie, dei lavoratori e delle imprese, quindi mi sembra che ancora una volta siamo dentro alla più grande bugia e finzione degli ultimi tempi. Purtroppo vede coinvolto quel Movimento Cinque Stelle che era nato per essere eversivo, dissidente, antisistema e oggi è un cagnolino addomesticato che fa da guardiano al sistema stesso.

Abbiamo sentito Conte, pochi minuti prima della conferenza stampa di Renzi, dire che il Governo esisteva soltanto nel perimetro di quella maggioranza, c’è un problema di coerenza nella politica italiana?

La coerenza è una parola che ha senso quando si ha una tesi da difendere il M5S non ha una tesi da difendere perché ne era privo già in entrata e nemmeno convinto delle sue stesse parole, ora hanno paura anche di guardarsi allo specchio e sarebbe troppo facile rinfacciarglielo. Se si ascoltano, ad esempio, i comizi di Grillo sul vaccino diventano uno spettacolo comico in cui il principale comico è proprio Grillo.

Quello che tutti ci domandiamo, e penso che anche i lettori vogliano saperlo, è come finirà martedì?

Quando si ha un po’ di potere da gestire si riesce a convincere qualcuno e a portarlo dalla propria parte, bisogna vedere quante poltrone hanno da gestire, per il resto il pallottoliere lo vedremo, più che lunedì alla Camera, martedì al Senato.

Che ruolo ha Lei e il movimento Italexit, No euro, No Europa in questa partita? 

In questa partita Italexit non è né responsabile né costruttore, è patriota e quindi mette prima l’interesse degli italiani, delle famiglie, dei piccoli imprenditori. Non siamo disponibili ad un governo Conte o ad essere misurati a seconda dei posti che danno, o si cambia seriamente l’atteggiamento nei confronti della finanza oppure il Made in Italy rischia di essere solo un ricordo che ci raccontavano i nostri nonni.

Qualche appuntamento a Roma? 

Saremo alle prossime amministrative, sicuramente. Faremo il possibile anche per rimettere l’interesse dei cittadini al centro e l’interesse dei cittadini già dalle prossime amministrative sarà avere il diritto di avere un’abitazione, per esempio, e che non dipenda dalle banche. Le amministrative sono per me il diritto del commercio non a sopravvivere ma a vivere, orgogliosamente, perché le vetrine non possono essere standardizzate in nome o per conto di un commercio internazionale dove se vai a Roma o a Bari o a Como le vetrine del centro siano tutte uguali, il commercio deve avere un’anima. Non dimentichiamo che Armani era un vetrinista e che il genio italiano nasce dall’esaltazione del particolare mentre il modello multinazionale standardizza tutto, dalle vetrine ai sapori del cibo a tavola.

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