Covid-19, a Londra è allerta ospedaliera e in Germania record di morti | LA PANDEMIA NON SI FERMA

by Martina Grillotti

Più di 88milioni di casi di positività al Covid-19, una corsa di contagi che non accennano a rallentare in tutto il mondo. Secondo i dati elaborati dalla Johns Hopkins University, i morti causati da Covid sono 1.898.530.

Nel Regno Unito, travolto dall’ultimo picco di contagi, tutti i passeggeri internazionali in arrivo in Inghilterra e Scozia, inclusi i cittadini del Regno, dovranno presto sottoporsi ad un test anti-Covid prima della partenza ed esibire un risultato negativo per entrare nel Paese, come ha annunciato il ministro dei Trasporti, Grant Shapps. Il test si dovrà fare fino a 72 ore prima dell’imbarco, secondo quanto riporta la Bbc. La misura, che si aggiunge alle altre di prevenzione, dovrebbe entrare in vigore all’inizio della settimana prossima in Inghilterra e “al più presto” in Scozia.

Intanto il sindaco di Londra, Sadiq Khan, ha proclamato l’allerta ospedaliera nella Capitale, città più colpita dall’ultima ondata di Covid, a causa del dilagare dei ricoveri legati alla nuova variante Covid. Khan ha avvisato i cittadini che “la diffusione del virus” appare al momento “fuori controllo” nell’area metropolitana. “Ho dichiarato l’emergenza a Londra perché la minaccia che questo virus rappresenta per la nostra città ha raggiunto un livello critico – ha aggiunto – Un londinese su 30 ha ora il Covid-19. Se non agiamo immediatamente, il nostro Nhs potrebbe essere sopraffatto e più persone moriranno”.

Ma non solo il Regno Unito è così colpito dal virus, anche la Germania è in difficoltà con un nuovo triste record di vittime: nelle ultime 24 ore sono stati segnalati 1.188 decessi (finora il numero massimo era stato raggiunto il 30 dicembre, con 1.129 morti). Le nuove infezioni sono 31.849. Gli esperti ribadiscono che i dati potrebbero anche spiegarsi con un ritardo delle segnalazioni, dovuto alle feste. Il 5 gennaio è stato deciso il prolungamento del lockdown nella Repubblica federale.

Stessa decisione presa dall’Ungheria che ha deciso di estendere il lockdown parziale, introdotto per frenare la diffusione del coronavirus, fino al primo febbraio. Le misure – coprifuoco tra le 20 e le 5, divieto di raduni, uso obbligatorio di mascherine in pubblico e lezioni online per scuole superiori e università – sono state introdotte nell’ambito dello stato di emergenza nazionale in vigore dall’11 novembre scorso.

Record di vittime anche negli Stati Uniti. Nelle ultime 24 ore si sono registrate 4mila morti e i nuovi casi di contagio sono stati 265mila. Tra gli Stati più colpiti la California: due giorni fa dalle autorità sanitarie della contea di Los Angeles è partita una direttiva che disponeva di non trasportare in ospedale pazienti con possibilità di sopravvivenza troppe basse.

Il Brasile ha superato i 200mila morti nella giornata in cui registra il numero più alto di vittime dall’inizio della pandemia: 1.841. Secondo le autorità sanitarie locali il numero sale a 200.498. La giornata fa segnare anche il record di contagi: 94.517, che portano il numero complessivo a 7.961.673. Il paese sudamericano è il secondo per numero di vittime, alle spalle degli Stati Uniti, e il terzo per numero di contagi dopo Usa e India.

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