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“Giuseppe non va dimenticato: aspettava un trapianto e lo hanno fatto morire” – LA LETTERA

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Riceviamo e pubblichiamo la lettera di una lettrice, Michela, che da due anni ha perso il fratello, Giuseppe, mentre era in attesa di un trapianto di polmoni.

“Finalmente a fine mese potremo consegnare la documentazione di Giuseppe davanti ad un giudice. Giuseppe è deceduto il 17 maggio del 2018 in terapia intensiva presso il Policlinico Umberto I di Roma. In attesa di polmoni mai arrivati. Tutto in una notte quella del 17 maggio in cui Giuseppe ci mandò un messaggio chiedendoci di denunciare l’ospedale perché lo stavano uccidendo. Non lo abbiamo più visto vivo, nonostante le corse, mentre ci dicevano che era sedato perché avevano problemi con la macchina, la Ecmo, non abbiamo potuto salutarlo. La verità di quanto accaduto quella notte la sa solo Giuseppe e chi c’era con lui o almeno chi avrebbe dovuto esserci e non era li, forse non disponibile”.

 

Nella lettera si legge poi: “Dopo due anni abbiamo tirato fuori cartelle cliniche, dopo due anni abbiamo scoperto che mio fratello non era in lista trapianti. Anni di almeno altre 3 denunce presso il policlinico perché a tutt’oggi ancora non abbiamo avuto le cartelle di mio fratello. Mio fratello per il Policlinico era di passaggio. Invece era in cura da anni perché aveva scelto Roma per rinascere e poter respirare finalmente. Ma è stata Roma a levargli l’ultimo respiro. Dopo il clamore di quei giorni, tutto è andato scemando, i microfoni e i riflettori sono stati spenti quando è partita la denuncia al Policlinico. L’ abbiamo trovato morto, telefonino bloccato, lavagna cancellata. Un sequestro del corpo e delle apparecchiature hanno tirato fuori una scatola nera e pagine e pagine di allarmi di quella notte e nonostante tutto il Pm non ha dato peso a nulla, con una conversazione telefonica siamo stati liquidati con: “Il ragazzo era malato e spaventato”. Sì, il ragazzo era malato e come tale doveva essere trattato, non doveva stare al reparto di malattie infettive, non doveva fare in pochi giorni tanti chilometri”.

Michela aggiunge inoltre: “Il ragazzo era malato e aspettava i polmoni, polmoni che non sarebbero mai arrivati perché non era in lista trapianti, aspettava una trasfusione, mai arrivata neanche quella. Aspettava di respirare nuovamente. Mio fratello non era spaventato, una persona spaventata chiede aiuto non scrive quella frase. Mio fratello aveva capito il danno irreparabile che gli avevano fatto e lucidamente ci ha avvisato per essere poi privato di tutto per essere sedato ed accompagnato a morire. Privato del nostro saluto, delle nostre carezze, del nostro amore per lui che aveva solo vent’anni ed una vita da vivere e lottare come aveva sempre fatto. Hanno scelto tutti per noi e per lui”.

Infine nella lettera si legge: “Giuseppe e la sua storia non devono essere dimenticati, a nessuno deve succedere più quello che è accaduto a lui e a noi tutti. Una violenza inaspettata e immeritata, un sopruso che ci porteremo tutta la vita addosso”.

Foto: (archivio) RomaiLife ©

 

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