Processo Raggi, la sentenza d’appello su nomina Marra va’ a dicembre. Testimoni: “Sindaco non sapeva”

by Giacomo Pasquetti

Si avvia a conclusione il processo d’appello che vede il Sindaco di Roma Virginia Raggi, imputata per falso documentale in relazione alla nomina di Renato Marra a capo della direzione Turismo del Campidoglio nell’autunno del 2016. Il prossimo 14 dicembre il sostituto procuratore generale, Emma D’Ortona, che aveva impugnato la sentenza di assoluzione di I grado del novembre 2018, farà le proprie richieste al collegio della seconda sezione, presieduto dal giudice Antonio Lo Surdo.

Durante l’udienza di ieri la pg ha richiesto ancora una volta la testimonianza di Maria Rosa Turchi, allora responsabile della prevenzione della corruzione in Campidoglio. Un’istanza mossa “nella mia ottica accusatoria, di eventuali richieste di condanna” ha detto ancora, facendo capire di voler chiedere per la sindaca Raggi una condanna. D’Ortona ha ricordato alla Corte che “di quattro testimoni che avevo chiesto di ascoltare me ne è stato concesso solo uno. Insisto quindi sulla richiesta dell’esame testimoniale della sola dottoressa Turchi”.

L’insistenza si è infranta sul no del collegio, che ha fissato per metà dicembre la fase di discussione di un processo caratterizzato da due sole testimonianze. Quelle dell’attuale assessore al Personale (all’epoca dei fatti semplice delegato della sindaca sulla stessa materia), Antonio De Santis, e dell’ex segretario particolare di Raggi, Fabrizio Belfiori.

I due hanno ribadito ieri quanto avevano già affermato nel processo di I grado, in particolare sulla procedura di interpello che era stata messa per le nomine della macrostruttura capitolina. Raggi delegò De Santis all’interlocuzione con assessori, presidenti di municipio e consiglieri che avanzavano proposte sui dirigenti da nominare. Su due cose fu chiara: “Non dovevano essere promossi dirigenti coinvolti con procedimenti penali – venivamo dalla vicenda di Mafia Capitale – e in particolare su Renato Marra – ha spiegato De Santis – non doveva diventare assolutamente comandante o vicecomandante della Polizia locale, essendo lui parte di quel corpo”.

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