Le bestie di Colleferro. Non bastano post indignati: servono esempi, regole e valori

by romalife

(di Chicco Costini) – Voi che siete genitori, voi che siete insegnanti fermatevi un attimo a riflettere su quanto avvenuto a Colleferro. Le 4 belve che hanno massacrato un povero ragazzino sono i vostri figli, i vostri alunni. Sono quelli che stanno tutto il giorno su Instagram sperando in un like in più sulla foto in posa, sono le ragazze in posa sexy e costume adamitico che sbavano per i commenti piccanti, sono i branchi che girano vestiti tutti uguali per le nostre città, fingendo di essere ubriachi o fatti per potersi comportare in modo sguaiato. I 4 di Artena sono i ragazzini tredicenni che usano le bestemmie come intercalare per sentirsi forti, sono i ventenni che sudano incessantemente in palestra non per la salute, ma per la “tartaruga” da mostrare orgogliosi su Facebook. Sono adolescenti e giovani che vivono nel mito di attori belli e privi di talento,che si nutrono delle love story di attrici bisex, che hanno conquistato il successo in programmi dove la mignottagine è un valore, che elevano ad idoli cantanti stonati il cui unico messaggio sono i tatuaggi sparsi sul corpo, di cui non sanno neanche il perché. Le belve di Artena nei loro profili social sono il paradigma di una generazione cresciuta nel mito della bellezza effimera, della forza senza responsabilità, del vuoto elevato a valore.

E le migliaia di follower che hanno su Instagram, Facebook sono la dimostrazione che tanti, troppi, loro coetanei vorrebbero essere come loro. Gli stessi che oggi li insultano con disprezzo, ieri sbavavano sui loro pettorali. Il branco,privo di regole, la cui gerarchia è stabilita dalla tonicità del bicipite e da un culo sodo, non ha identità ma riempe un vuoto. Invece di fare a gara per chi trova l’insulto peggiore, invece di cercare di affibbiare alle 4 belve etichette politiche, invece di condannare sport che nulla hanno che fare con la violenza cieca, chiedetevi perché siamo arrivati a questo punto. Chiedetevi perché ragazzi di vent’anni, figli dell’Italia profonda, non conoscano il significato della parola onore, comprendano cosa sia il vero coraggio, dovendolo sostituire con l’eccitazione cieca della cocaina. Quei ragazzi hanno genitori, hanno avuto insegnanti, sono figli del nostro tempo. Non sono un’eccezione, non sono un errore, sono la normalità. Fermatevi e riflettete: una società in cui non si insegna più la responsabilità, in cui non si da più valore alla vita, un mondo che sostituisce la sostanza con l’immagine, diventa una giungla dove a prevalere è solo la legge della violenza e della sopraffazione. Per gli altri, per i Willy di turno, rimane solo la speranza di sopravvivere. Per cambiare tutto questo non bastano post indignati, e lacrime davanti ad una telecamera. Servono esempi, servono regole, servono valori. Che non vi piacciono perché costano sacrificio. Ma un ragazzo non può crescere guardando Instagram.

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