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UrloTifoso: “Lazio imbalsamata e Sassuolo corre tanto, ricordiamoci chi ha portato questa maglia”

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Continua la nuova rubrica sportiva all’interno di RomaLife. Diamo spazio ai tifosi delle squadre più amate: la Lazio e la Roma. Grazie alla loro passione, dopo ogni partita, ci caleremo nell’analisi della gara e del momento. Per la Lazio si occupa della rubrica Fabrizio Moscato, tifosissimo biancoceleste, giornalista e operatore culturale. Vi ritrovate nell’analisi del nostro amico-redattore-tifoso? Il giorno successivo ad ogni match, troverete sulle nostre pagine, la rubrica che mira ad essere un appuntamento fisso, un momento d’incontro a tinte biancocelesti e perché no un sano sfottò. Cosa aspettate? Buona lettura. Leggi Lazio-Sassuolo 1-2

(di Fabrizio Moscato) Lazio-Sassuolo è una partita che vedo sapendo già come andrà a finire. Cioè, conosco letteralmente il risultato, perché per impegni professionali non posso seguire la partita in diretta. Però diciamo che l’incipit sarebbe stato valido anche se invece ci fossi riuscito, perché vedendo come correvano i neroverdi la scorsa giornata, e il passo da pensionato in fila alla posta dei nostri da quando è ripreso il campionato, l’epilogo era prevedibile. La Lazio perde ancora, e così certifica l’assegnazione dello scudetto alla Juventus, malgrado come avessi previsto i bianconeri facciano fatica e lascino ancora punti per strada. Ma ormai non li insegue più una squadra inebriata da un sogno, ma una imbalsamata che vive un incubo, o che ha paura di scivolarci. La partita si era messa bene, con il vantaggio di Luis Alberto, ma il ritorno del Sassuolo, sebbene solo a tempo scaduto porti il colpo da tre punti, è stato così veemente che un pareggio sarebbe stato immeritato. Adesso è il momento di resettare testa e per quanto possibile gambe, magari rischiando la freschezza e l’incoscienza di qualche giovane piuttosto che cercare l’esperienza di giocatori spremuti. Dalla prossima partita nessun obbligo di vincere per tenere il passo dei più forti, ma necessità di giocare con grande umiltà e strappare punti e dignità su ogni campo, senza guardare le avversarie e chiudendo il campionato con il pass per la Champion’s League, lasciando gli altri a festeggiare in ritardo i guizzi finali di un’altra inutile stagione. Certo evitare ogni volta che sia possibile le brutte figure degli ultimi tempi sarà dura, perché la Lazio è senza dubbio la squadra messa peggio dal punto di vista atletico, ma bisogna onorare quella maglie e, nelle partite che mancano, ricordare a chi le indossa oggi che non sono state solo sulle spalle di Veron, Nedved, Mancini e Nesta, ma anche su quella di operai instancabili come Gregucci e Acerbis, Giannichedda e i gemelli Filippini: protagonisti oscuri di un calcio umile e operaio, che però adesso vorremmo tanto rivedere in campo.

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