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Ama abbandona il porta a porta e torna alla raccolta stradale: il no della Cgil di Roma

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La strategia che sembra avere Ama per il futuro è “meno raccolta porta a porta nei negozi e negli uffici (soprattutto quella affidata a terzi) e più cassonetti stradali”. Questo quanto emerge da una lettera firmata dall’amministratore Unico, Stefano Zaghis.

“L’azienda – si legge – è tenuta, dunque, a implementare la raccolta stradale al fine di garantire una più sistematica organizzazione ed utilizzazione delle risorse interne, con ulteriore limitazione di affidamenti di servizi a prestatori terzi”.

Questa linea sembrerebbe essere contestata dal segretario della Cgil di Roma e Lazio, Natale Di Cola, soprattutto in relazione alle prime 260 lettere di licenziamento partite dal Rti guidato da Roma Multiservizi: “Ci stupisce che ancora una volta Ama si sia fatta trovare impreparata, perché non ha bandito una nuova gara e in più abbiamo scoperto che ha cambiato alcune scelte strategiche. Tra le motivazioni dell’internalizzazione delle attività c’è quella di un cambiamento del sistema di raccolta. Sembra che voglia abbandonare la raccolta porta a porta per le utenze non domestiche e l’aumento di questo tipo di servizio, cioè una delle bandiere della Giunta Raggi. Sembra ci sia un ritorno al passato, alla raccolta stradale. Siamo abituati a queste giravolte, negli ultimi 10 anni gli amministratori di Ama che si sono succeduti hanno sempre avanzato proposte salvifiche. Contestavamo due anni che l’Ama volesse fare questo tipo di attività in questo modo, oggi ci troviamo di fronte a uno scenario assurdo”.

Di Cola sostiene inoltre che “il Comune di Roma non ha ancora approvato il piano assunzionale, quindi Ama perde ogni giorno un maggior numero di operatori, non c’è alcun piano industriale di rilancio e ora c’è questa difficoltà. E potremmo trovarci di fronte a un doppio paradosso. Dal 15 maggio questi lavoratori perderanno il loro posto, perché sembra quella la data ultima da cui avranno decorrenza i licenziamenti, e Ama si troverà a gestire attività che riguardano decine di migliaia di utenze senza l’opportunità di assumere”.

Insomma, una strategia (quella della municipalizzata) che per il sindacalista non sta in piedi: “Pensiamo che non sia sostenibile per Ama internalizzare questa attività senza avere la forza lavoro in grado di gestire. Già oggi l’azienda non riesce a garantire il contratto di servizi con il Comune, immaginiamo come potrebbe riuscire a svolgere in house servizi al momento affidati all’esterno. Per riuscirci serve internalizzare questi lavoratori e dare anche corso al piano di assunzioni, perché sono anni che l’azienda non assume. Abbiamo personale sempre più vecchio e manca il necessario turn-over per innovare e rilanciare i servizi”.

Di Cola ha poi sostenuto che “Più raccolta stradale significa più cassonetti in città, oltre che più pieni ma soprattutto a me sembra che più che una scelta strategica quella fatta da Ama sia economica, perché è in difficoltà finanziaria, ha bisogno di risparmiare e prova a farlo sulle spalle dei lavoratori”.

Oltre a questo, un aumento della raccolta stradale a fronte di una diminuzione del porta a porta nei negozi e negli uffici porta con sé un’altra possibile conseguenza nefasta per i conti di Ama e del Comune: quella dell’evasione tariffaria. Il sindacalista ha dunque infine concluso: “Il rischio, spostandosi dalla raccolta porta a porta a quella stradale, è che quell’azione di mappatura e controllo che veniva fatta con questo tipo di raccolta possa venire meno. È chiaro che questo non vuol dire che ci sia un automatico aumento dell’evasione della tariffa ma è evidente che quel sistema tra i suoi pregi aveva il maggior controllo del territorio”.

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